Gli strumenti musicali (8): i krotala

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Dioniso con tirso e kantharos, Satiro danzante con krotala. Oionokles Painter, anfora a collo distinto (475-425 a.C.). Berne, Historisches Museum, inv. 12215. Foto da Archivio Beazley.
Concludiamo il progetto finalizzato ad illustrare gli antichi strumenti musicali. Oggi parliamo dei krotala

Conosciamoli insieme, anche grazie alle immagini vascolari…

Fanno parte della sezione degli idrofoni ed infatti il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l’utilizzo di corde (come invece per lyra, kithàra, barbitos) o membrane tese (come il tympanon) e senza emissione di aria (come aulòs, salpinx). Il  principio è, quindi, quello della percussione diretta a concussione, cioè quando si battono insieme due oggetti uguali (come i kymbala).

I krotala (κρόταλα) sono costituiti da due pezzi cavi di conchiglia, argilla, osso, legno, avorio o metallo, che, battuti uno contro l’altro, producono un suono chiamato rhymbos o rombos.
KROTALA
Foto da followodysseus.culture.gr.

Appaiono in molte rappresentazioni vascolari, specialmente del secolo V a. C., dove figurano danzatrici o menadi in agitati movimenti di danza, di cui questo strumento scandiva il ritmo. Erano usati «durante i riti orgiastici di Dioniso e di Cibele, nei culti misterici e per scandire il ritmo dell’accompagnamento della danza.  Lo strumento era usato anche dagli Assiri, dagli Egizi e dai Romani nelle cerimonie religiose» (G. Facchin, Le percussioni, EDT, Torino 2000, p. 258).

I tipi più comuni sono:
1. crotali comuni. In pratica sono due semplici pezzi cavi di vario materiale uniti tra loro da pezzi di stoffa o cuoio. Essi si distinguono in:

a) semplici e rettangolari

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Frammento di kylix (525-475 a.C.). Parma, Museo Nazionale di Antichità, inv. C63. Foto da Archivio Beazley.
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Pittore di Berlino 2268 (475-425 a.C.). Londra, Sotheby’s Market 5.7.1982, 113, n. 316. Foto da Archivio Beazley.

b) a doppia L o “a stivale”. Sono la fora forse più rappresentata in ceramica e presentano la la forma di rettangoli con una sorta di piede verso l’esterno nell’estremità inferiore.

crotala a L
Mykonos Painter, cratere a campana (500-450 a.C.). Ferrara, Museo Nazionale di Spina, inv. 45698. Foto da Archivio Beazley.

c) due placchette di forma rotonda e convessa. Spesso scambiati con i cimbali.

2.crotali a bacchetta, chiamati così perché presentano un manico. Essi si distinguono in:

a) due piccole piastre rettangolari coi lati svasati, legate tra loro con fili di stoffa o cuoio, con una delle quali avente un sostegno per tenere verticalmente lo strumento e produrre il suono con un rapido movimento del polso.

krotala a bacchetta

b) tre placchette, la centrale delle quali era munita di manico con il quale lo strumento era tenuto verticalmente. Esse erano unite da fili di stoffa o cuoio e il sostegno della tavoletta centrale consentiva di impugnare insieme i due elementi esterni e di percuoterli alternativamente contro la stessa.

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Foto da arborsapientiae.com.

I crotali a bacchetta sono raramente raffigurati nella ceramica attica.  «La loro presenza nell’iconografia vascolare potrebbe essere documentata nella scena dionisiaca di uno stamnos a figure nere della fine del VI sec. a.C. con la raffigurazione di due menadi danzanti, poste ai lati della divinità, che suonano i crotali» (A. Bellia, Strumenti musicali e oggetti sonori nell’Italia meridionale e in Sicilia (VI-III sec. a.C.). Funzioni, rituali e contestip. 17):

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Parigi, Cabinet des Médailles et Antiques de la Bibliothèque Nationale de France, inv. 251. Foto da iconiclimc.ch.
Come per altri strumenti musicali antichi, anche l’invenzione dei krotala è narrata nel mito. Si tratta dei una delle Dodici Fatiche di Herakles, quella degli Uccelli del lago Stinfalo.

Gli uccelli inizialmente vivevano nella foresta sulle sponde del lago, in Arcadia, e avevano affilate piume di acciaio che lanciavano contro i nemici. Secondo alcune tradizioni si cibavano anche di carne umana. Innumerevoli erano i danni che provocavano al raccolto, così il re Euristeo, fratellastro di Herakles (se vuoi approfondire la sua figura e il rapporto tra i due, leggi Errare humanun est? Ate e il mito dell’errore), ordinò all’eroe di porre fine a questa piaga: egli allora usò questo strumento per spaventare gli uccelli che, una volta alzatisi in volo per scappare, furono uccisi ad uno ad uno a frecciate.

Due le varianti del mito: o fu l’eroe stesso a costruirli, o furono forgiati in bronzo da Efesto e poi donati ad Herakles da Atena.

 

L’uso di questo strumento per accompagnare le danze è attestato anche in età romana. Lo strumento assunse il nome di crepitacŭla.

Importante, a tal proposito, è approfondire la figura della crotalistria. Ella era una schiava che, sotto la guida di un magister, danzava e cantava accompagnandosi con i crotali. Era presente sia nei simposio dei ricchi signori sia in luoghi più umili e in entrambi i casi le danze aprivano le porte a ben altri scenari, sessuali s’intende. Famose erano le puellae Gaditanae, ballerine provenienti da Cadice (Gades) tanto apprezzate per le loro danze sinuose a ritmo di crepitacŭla.

***

Gli antichi strumenti musicali sono molti. In questo mio progetto ho trattato i più significativi ma se hai dubbi o vuoi approfondirne altri… io sono qui!

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