Gli dei della morte nel mito greco

Quando parliamo di divinità della morte nel mito greco ci viene in mente subito Ade, Signore degli Inferi. In realtà gli dei legati a questo tema sono diversi, vediamoli insieme:

1. Ade implacabile

In realtà non è lui il dio della morte. Ade era, infatti, il Signore degli Inferi, come ci spiega Apollodoro (Bibliotheca 1, 2, 1): « gli dèi si spartirono il dominio con un sorteggio: a Zeus toccò il regno del cielo, a Poseidone del mare, a Plutone dell’Ade» (trad. it. G. Paduano).

Era un dio implacabile, come ben espresso nell’Iliade:

implacabile e indomito,

e per questo ai mortali fra tutti i numi è il più odioso

         [Hom. Il. 9, 158-159; trad. it. R. Calzecchi Onesti]

Sua nipote e consorte era Persefone, rapita dal dio mentre raccoglieva fiori. Il mito del rapimento di Persefone è uno dei più famosi e dimostra la potenza di questo dio e la sua astuzia: egli, infatti, costringe la dea a rimanere negli Inferi perché, con l’inganno, le aveva fatto mangiare un chicco di melagrana e chi si nutre del cibo dell’Oltretomba non può più andarsene.

melograna
Pittore di Codrus (450-425 a.C.), kylix ARV² 1269.3. Scena di simposio: Persefone con melograna e Ade con cornucopia e phiale. Foto da Archivio Beazley.

 

2. Thanatos, il sacerdote dei morti

Thanatos è il vero dio della morte e la sua personificazione. Spesso è raffigurato insieme al fratello Hypnos, personificazione del sonno e tanto caro agli umani. Terribile, implacabile anch’egli, nessuno si poteva sottrarre alla sua volontà. Nell’Alcesti di Euripide la sua figura è descritta in maniera inequivocabile come essere detestato sia dagli umani che dagli dei:

Ma ecco che sopraggiunge Thanatos, il sacerdote dei morti,

[…]

Odioso ai mortali, detestato dagli dei.

[…]

il dio della morte dal manto nero:

penso proprio che lo scoverò vicino alla tomba,

a bere il sangue delle vittime.

        [E. Alc. 24; 60-62; 843- 846. Trad. it. A. Tonelli]

Come abbiamo detto, spesso era raffigurato con Hypnos. Un esempio è il cratere di Euphronios, dove le due divinità trasportano il corpo del defunto Sarpedone.

 

La morte di Sarpedone. Euphronios (525-500 a.C.). Foto da wikipedia.
3. LE Moire di bianco vestite

Le Moire sono le “tessitrici” del filo della vita umana. Lachesi tiene il filo, Cloto lo fila e Atropo lo recide, causando quindi la morte della persona a cui il filo è legato. Nella Repubblica di Platone, sono così ricordate:

si trattava di Lachesi, Cloto e Atropo, figlie della Necessità, le Moire di bianco vestite con l’infula sul capo, le quali cantavano sull’armonia delle Sirene: Lachesi cantava il passato, Cloto il presente, e Atropo il futuro.

          [Pl. R. 617 C; trad. it. R. Radice]

 

Le Moire. Cratere François (560 a.C. ca.). Firenze, Museo Archeologico Etrusco, inv. 4209. Foto da Archivio Beazley.
4. le Chere Spaventose

La Chera rappresenta la morte violenta. Al plurale, quindi, le Chere rappresentano i funerei destini dei combattenti sui campi di battaglia. Sono spietate e impossibili da evitare se quello era il destino toccato in sorte a un guerriero.

Ecco cosa scrive Esiodo nell’opero Lo scudo:

le Chere azzurro scuro, digrignavano i bianchi i denti,

dal terribile sguardo, truci, cruente, spaventose,

si azzuffavano per i caduti: tutte smaniavano

di bere il nero sangue

[Hes. Sc. 249-252; trad. it. C. Cassanmagnago]

5. Hermes psicopompo

Legato alla morte è anche Hermes perché ha funzione psicopompa: “psicopompo” letteralmente significa “accompagnatore delle anime”. Il dio, infatti, è colui il quale conduce le anime dei defunti nell’Oltretomba e ne guida il passaggio. I seguenti passi dell’Odissea fanno ben comprendere questa funzione e ci mostrano come dopo la morte le persone perdono la propria coscienza e ciò che rimane sono solo anime che squittiscono e si dirigono «per putridi sentieri»:

Ma Ermete Cilleno chiamava le ombre

dei pretendenti; aveva in mano la verga

bella, d’oro, con cui gli occhi degli uomini affascina,

di quelli che vuole e può svegliare chi dorme;

le guidava movendola, e quelle gli andavano dietro squittendo.

[…]

squittendo l’ombre andavano insieme; le conduceva

l’astuto Ermete per putridi sentieri.

         [Hom. Od. 24, 1-10; trad. it. R. Calzecchi Onesti]

 

Pittore di Persefone, cratere a campana (440 a.C. ca.). New York, Metropolitan Museum, inv. S101518. Foto da metmuseum.org.

 

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