Ceramiche comuni età romana

Le ceramiche comuni

Di fabbricazione spesso locale/regionale, le ceramiche comuni consentono di ricostruire il patrimonio delle conoscenze tecnologiche della società che le ha prodotte: danno informazioni sulla materia prima utilizzata – sovente si tratta di argille della zona – o sulle tecnologie produttive, sui modi di lavorazione, sulla cottura e sulle abitudini alimentari e culturali.

Non ha  sempre una diffusione locale o regionale, ma era soggetta anche al commercio.

La circolazione della ceramica comune è di grande interesse perché consente la ricostruzione dei movimenti delle merci in area locale, a corto e medio raggio; in alcuni casi va a completare e chiarire ulteriormente i contatti a lungo raggio.

Di tale circolazione, avvenuta anche via mare e documentata in diverse epoche, rimane traccia in numerosi siti del Mediterraneo occidentale e nei relitti di epoca romana.

Sulle motivazioni di questa circolazione, l’ipotesi avanzata più spesso è quella che considera le ceramiche comuni centro-sud italiche come merce di accompagno delle produzioni fini e delle anfore vinarie nel periodo di massima espansione dell’economia italica. A tali motivazioni se ne aggiungono anche altre di carattere tecnologico che vedono nella qualità e nella resistenza di alcune ceramiche da cucina di origine tirrenica centro-meridionale una possibile ragione della loro esportazione a largo raggio.

Officine ceramiche

officine ceramiche comuni

 

L’esame delle officine ceramiche produttrici di ceramica comune nell’antichità qui analizzato è stato condotto dalla studiosa Gloria Olcese.
Esso è effettuato in base alla valutazione delle caratteristiche tecnologiche dei prodotti realizzati (argille utilizzate e qualità).
Le fornaci ceramiche individuate e studiate nel Mediterraneo sono riportabili fondamentalmente a tre gruppi:

 

  • Officine che producono ceramiche non destinate al fuoco, essenzialmente di tipo calcareo (polo 2).

Si tratta di officine molto diffuse, poiché le argille calcaree sono abbondanti nelle regioni costiere del Mediterraneo.

 

  • Officine produttrici di ceramiche da fuoco di qualità mediocre (polo 1).

Anche queste officine sono molto comuni poiché si tratta di strutture che utilizzano argille comuni e sono di solito collegate alle officine del gruppo precedente.

 

  • Officine ceramiche che producono ceramica da fuoco di buona qualità (polo 3).

Si tratta di officine poco diffuse dal momento che le argille di qualità che tali officine utilizzano non sono comuni (spesso si tratta di argille caolinitiche o dalle caratteristiche analoghe a quelle delle argille caolinitiche).

La maggior parte delle officine che hanno prodotto ceramica in Italia (e anche nel Lazio) durante l’epoca romana sembra situarsi tra il polo 1 e il polo 3.

Un gruppo più ristretto di officine, invece, si avvicina maggiormente al polo 3: tra esse ci sono forse alcune officine di ceramiche da cucina dell’area a nord di Roma. Considerata la qualità dei prodotti, le ceramiche da cucina prodotte dalle officine vicine al polo 3 erano anche esportate al di fuori della zona abituale di consumo della ceramica comune. Per lo smercio e la circolazione di tali ceramiche si potrebbe pensare ad una struttura organizzativa simile a quella che regolava la distribuzione delle ceramiche fini.

olcese fig. 19

 

Le ceramiche di uso comune abbracciano varie classi ed è caratterizzata dalla prevalenza dell’aspetto funzionale su quello estetico.

Il principio di classificazione della ceramica comune a tutt’oggi in uso si basa su una divisione preliminare dei materiali per gruppi funzionali: a) ceramiche da cucina (dette anche “ceramiche grezze”), dall’impasto grossolano, pi§ resistente al fuoco; b) ceramiche da mensa e da dispensa; c) ceramiche per la preparazione dei cibi. All’interno di ciascun gruppo si attua poi una suddivisione per forme, ulteriormente distinguibili nei vari tipi: olle, pentole, tegami, clibani (ovvero calotte per la cottura sub testu), coperchi (ceramica da cucina); piatti, coppe, bicchieri, brocche (ceramica da mensa); bacini, mortai (ceramica per la preparazione di cibi) e altre forme destinate a usi diversi, come gli unguentari e i balsamari (vasi da toilette).

 

Ceramiche da fuoco/ ceramiche da cucina/ ceramiche grezze

 

Destinate alla cottura, presentano un impasto grossolano e adatto all’esposizione alla fiamma, che le rende utilizzabili per la cottura di cibi ed altre operazioni analoghe.

Per realizzare ceramica da fuoco si impiegano di solito argille non calcaree (ceramiche con una percentuale di calce inferiore al 7-8%) o silicee, con abbondante degrassante costituito da quarzo, in qualche caso aggiunto, oppure da materiale di origine vulcanica, in cui la silice ha un tenore compreso tra il 50 e il 75%.

Quando una ceramica viene messa sul fuoco si verifica una dilatazione nella parete esterna che è a contatto con la fiamma, mentre resta debole nella parete interna che è invece a contatto con gli alimenti. Ciò origina una tensione molto forte all’interno della parete del recipiente (choc termico) che può anche rompersi. Per evitare questi rischi è necessaria un’argilla che si dilati poco se esposta al calore, che abbia cioè un debole coefficiente di dilatazione (argille di buona qualità).

 

Gli impasti

Gli impasti sono molto eterogenei, anche se alcune caratteristiche si ripetono. Il degrassante è di solito piuttosto abbondante e visibile già ad occhio nudo o per mezzo di una lente (quarzo, noduli di ferro, pirosseni, talora calcite, leucite e rocce leucitiche, ecc. in quantità variabili).

La cottura delle ceramiche da cucina e da mensa è prevalentemente di tipo A, le ceramiche hanno un colore compreso tra il beige arancio e il marrone; prevale il rosso, tipico della ceramica da cucina centro-italica.

Nell’ambito della ceramica da fuoco rientrano due produzioni nettamente distinte: la ceramica africana da cucina e la ceramica a vernice rossa interna.
Le caratteristiche formali sono:
  • una pasta più o meno depurata
  • l’assenza di vernice vetrosa (talvolta sostituita da un ingobbio)
  • l’assenza di decorazione (eccettuati alcuni semplici ornati incisi a rotella o a stecca)
  • le forme si sono conservate inalterate per secoli (difficile l’inquadramento cronologico delle sviluppo delle forme).

 

Ceramiche depurate/ ceramiche da mensa

Utilizzate per la mensa e la dispensa.

Le ceramiche comuni da mensa, a differenza delle ceramiche da cucina di qualità, vengono spesso fabbricate con le argille che si hanno a disposizione. Esse rivestono inoltre un’importanza secondaria per lo studio dell’evoluzione generale delle tecniche ceramiche, rispetto alle ceramiche da cucina di qualità o alle terre sigillate.

È anche nella realizzazione delle ceramiche da mensa che si manifesta però la tecnologia ceramica romana: dalla tarda età repubblicana compaiono forme e tipi realizzate con argille calcaree, le cui tonalità vanno dal beige chiaro all’arancio, cotte in atmosfera ossidante e con un repertorio formale che verrà imitato in molte aree del Mediterraneo.

 

Ceramica comune acroma

L’impasto ha caratteristiche tecniche che non permettono la sua esposizione al fuoco. La classe comprende recipienti utilizzati per i processi di trasformazione, preparazione (mortaio, bacili) e conservazione di alimenti solidi e liquidi (olle, anfore ed unguentari), per il servizio da mensa e da mescita (scodelle, coppette, brocche e olpi) e per il giardino (vasi da fiori).

Ceramica comune verniciata

Caratterizzata da una rivestimento applicato sulla superficie dei recipienti.

 

 

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