Strumenti per lo studio della produzione vascolare

Gli strumenti essenziali per lo studio della ceramica vascolare sono:

 

Archivio Beazley 

L’Archivio Beazley è uno strumento fondamentale per lo studio della ceramica e di altre classi di materiali che permette la visualizzazione rapida della produzione vascolare. Un vero e propri database corredato di apparato fotografico e delle informazioni relative a ciascun vaso, compresa la bibliografia.

 

Corpus Vasorum Antiquorum

Il Corpus Vasorum Antiquorum è un progetto internazionale di ricerca della Union académique internationale per la documentazione vascolare di età classica, che vanta più di 300 volumi, pubblicati dal 1923, divisi in fascicoli e catalogati per nazione e museo. Vi partecipano i musei di 26 paesi.

 

Lexicon Iconographicum Mythologiae Classic (LIMC)

È lo strumento basilare per lo studio iconografico dei reperti. È una sorta di grande dizionario nel quale sono raccolti, in ordine alfabetico, tutte le voci. Ogni volume ha due tomi, uno con la spiegazione  del soggetto e l’altro con le immagini.

 

Atlante delle forme ceramiche

Fondamentale per lo studio delle ceramiche di età romana.

 

Corpus Vasorum Arretinorum (CVArr)

Redatto tra il 1912 e il 1943 da A. Oxé e pubblicato nel 1968, dopo la morte di quest’ultimo, da H. Comfort., raccoglie i diversi bolli della ceramica sigillata, ordinati alfabeticamente e raggruppati per gentilizio del proprietario dell’officina.  Ripubblicato da Ph. Kenrick, arricchito da ulteriori attestazioni, è consultabile anche in forma di database su CD-ROM.

 

Tavole di Munsell  

Il sistema Munsell consente di indicare in modo univoco il colore di una superficie, opaca o lucida, mediante il confronto visivo diretto tra il colore della superficie stessa da noi esaminata e quello di campioni standard rimovibili contenuti in un catalogo (cit. Munsell Book of Color).

Identificare il colore di qualcosa è un atto puramente soggettivo e a rischio di errore.  Il sistema, essendo una classificazione delle diverse sfumature dei colori, limita la possibilità di errore e rende facile la registrazione e la comunicazione delle caratteristiche cromatiche dei reperti ceramici o delle unità stratigrafiche.

Il sistema fu proposto dall’artista  Albert H. Munsell nel 1905. Sono state pubblicate diverse edizioni del Munsell Book of Color che raccolgono, in 40 schede a tasche, campioni colorati e codificati (da 1146 1600).

[mentre leggi il resto del paragrafo ti consiglio di cliccare qui per visionare una tavola Munsell digitale]

I colori sono ordinati nel catalogo in modo che la percezione sia sempre costante tra due colori adiacenti nelle tre direzioni dello spazio (tinta, chiarezza e saturazione) e codificati da indici, scritti in calce o dietro alla tessera colorata. Sono composti da un numero (2,5-5-7,5-10) e da una o due lettere maiuscole (R-Y-G-B-P-YR-GY-BG-RP) che indicano la tinta, seguite da due numeri separati da una barra di cui il primo numero indica la luminosità e il secondo la saturazione.

Ogni cartella verrà prevista la luminosità che sarà posizionata verticalmente con al nord il bianco puro ( che si esprimerà con il nnumero 10) e al sud il nero puro (con il numero1), al numero 5 avremo il valore “medio” cioè quel valore che possiederà il 50% di bianco e il 50% di nero. La saturazione sulla cartella si esprimerà da sinistra (valore numerico 1) a destra (valore numerico crescente). La tinta sarà diversa per ogni cartella, perché ogni cartella rappresenta una tinta nello spazio o meglio nella sfera di Munsell.

Per esempio il codice colore 10B 3/10 indica un blu (10B è la tinta a cui corrisponde una cartella, 3 il grado di luminosità mentre la saturazione è pari al valore 10).

Sitografia: Per redigere questo paragrafo ho visionato il sito di Francesca Fortunato (clicca qui).

 

Schede in sede di scavo

Guida alla compilazione, clicca Norme per la redazione della scheda del saggio stratigrafico_1984 (per la parte relativa alla ceramica vedi pp. 34-37 e 54-78).

 

Modellazione 3d

Consiglio la lettura della tesi di specializzazione di Luca Mura, in particolare pp. 51-67.

 

 

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