Il triste amore di Laodamia e Protesilao

Il triste amore di Laodamia e Protesilao

Laodamia e Protesilao, ovvero come un amore riesce a travolgere il cuore…

Qualche giorno fa ho letto una bellissima poesia di Raffaele Gentile, raffinato poeta che prende spunto dal mito e che ti consiglio di seguire su IG (@poetico-mediterraneo).

La poesia, dal titolo Viaggio nell’Ade, tratta la triste storia di Laodamia e Protesilao, che ci ricorda come la vigliaccheria di un dispotico re e la guerra portano solo dolore, ma non potranno mai spegnere l’amore di coloro che si amano.

Sarcofago romano con Laodamia e Protesilao. Napoli, Chiesa di Santa Chiara. Foto da wikipedia.org.

 

Il mito di Laodamia e Protesilao

Si avvicinava la data della spedizione contro la città di Troia, alla quale doveva partecipare anche Acasto, re di Iolco. Riluttante all’idea, decise di dare in sposa la figlia Laodamia, in modo da inviare al suo posto il genero. La fanciulla, quindi, fu data in sposa a Protesilao, figlio del re della Tessaglia Ificlo e di Astioche, e subito dopo le nozze quest’ultimo salpò per Troia.

Il destino non era a loro favorevole e il giovane persa la vita appena sbarcato:

Venne profetizzato agli Achei che il primo a mettere piede sulla spiaggia di Troia vi avrebbe perso la vita, sicché una volta gettata l’ancora tutti esitavano; allora Iolao, figlio di Ificlo e Diomeda, saltò a terra per primo e venne subito ucciso da Ettore: perciò lo chiamarono Protesilao perché era stato il primo tra tutti a morire.

[Igino, Fab. 103; trad. it. G. Guidorizzi]

 

Acasto era salvo, ma Laodamia perse il suo amato.

 

Statua di Protesilao (?). Copia romana di originale greco in bronzo (460-450 a.C. ca.). Foto da metmuseum.org.
il dolore di Laodamia

La donna seppe della morte del marito e non si diede pace per il dolore. Come sopportare tale strazio?

Decise così di pregare di dèi, affinché le concedessero di rivederlo, e plasmò una statua con l’effige dell’amato:

Il primo dei Greci a prendere terra fu Protesilao, il quale abbatté molti barbari, ma cadde per mano di Ettore. Sua moglie Laodamia continuò ad amarlo anche dopo la morte e dopo aver fatto plasmare un’immagine identica a Protesilao si univa a essa. Gli dèi ebbero pietà di lei ed Ermes riportò Protesilao dall’Ade 

[Apollod. Epitome 3, 30; trad. it. G. Guidorizzi]

 

Immaginate la gioia di riavere il proprio amato! Purtroppo però non era quello il destino a loro assegnato:

al vederlo Laudamia credete che fosse ritornato da Troia e in un primo momento ne ebbe gioia, ma quando Protesilao venne ricondotto nell’Ade si uccise.

 [Apollod. Epitome 3, 30; trad. it. G. Guidorizzi]

Igino, tuttavia, si sofferma particolarmente su questo mito e fornisce ulteriori dettagli, che fanno ancor più capire la disperazione della donna e l’egoismo del padre:

Quando sua moglie Laudamia, figlia di Acasto, venne a sapere che il marito era morto supplicò piangendo gli dèi di concederle un colloquio di tre ore con lui. La preghiera di Laudamia fu esaudita: Protesilao le fu riportato da Mercurio e per tre ore ella s’intrattenne con lui, ma quando poi morì per la seconda volta, Laodamia non resse al dolore.

[Igino, Fab. 103; trad. it. G. Guidorizzi]

 

Laodamia e Protesilao, un amore eterno

Nella Fabula successiva, Igino spiega ancor meglio i sentimenti di Laodamia:

Una volta trascorse le tre ore che aveva chiesto agli dèi, Ladonia, figlia di Acasto, non poté sopportare lo strazio e il dolore per la perdita del marito; fece dunque plasmare una statua di bronzo simile a Protesilao, la pose nella camera nuziale con pretesto di riti sacri e prese a circondarla di cure.

[Igino, Fab. 104; trad. it. G. Guidorizzi]

 

Ed ecco il colpo di scena! Un servo, spione e malizioso, sbirciò dalla serratura e vide la ragazza che abbracciava e stringeva la statua. Pensando che stesse consumando un rapporto con un amante, fece la spia al re, che si precipitò dalla figlia e vide la statua:

allora, affinché la figlia cessasse di tormentarsi, ordinò d’innalzare una Pira e di bruciarvi la statua, ma Laodamia, non reggendo al dolore, vi si gettò sopra anche lei e fu arsa viva.

[Igino, Fab. 104; trad. it. G. Guidorizzi]

 

E non so voi, ma due precisazioni vanno fatte:

  • Punto 1. Grazie, spione. Ora ti senti meglio?
  • Punto 2. Acasto, complimenti! Uno dei più sensibili padri del mito…

 

Ok, torniamo seri.

 

Ciò che colpisce è la presenza costante del divino: come si legge in altre fonti, fu la dea Teti a enunciare la profezia sul primo uomo sbarcato che avrebbe perso la vita; furono gli dèi ad assecondare le preghiere di Laodamia; fu Merurio, dio psicopompo (“accompagnatore delle anime dei defunti”) che si occupò dell’uscita e del rientro di Protesilao nell’Ade.

Questo è un aspetto da non sottovalutare mai quando parliamo di miti: i mortali vivono, gli dèi lo consentono.

Triste, ma è la verità che tutti noi dobbiamo accettare.

Ma allora cosa rimane? L’amore che abbiamo donato in vita e la speranza che gli uomini smettano di farsi la guerra perché alla fine ci vanno di mezzo solo innocenti.

 

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