Gli strumenti musicali (5): il barbitos

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Un barbitos. Stamnos, Monaco – Antikensemmlungen inv. 2404 (500-450 a.C.)

Se dovessi inventare una campagna culturale a colpi di hashtag di certo sarebbe: #iostocolbarbitos. Rendiamogli giustizia! Il barbitos è uno strumento a corde spesso rappresentato, ma quasi mai riconosciuto. Persino nell’Archivio Beazley, massimo supporto per gli studiosi di ceramica greca, è spesso identificato come una semplice lira. Facciamo chiarezza e riscopriamo questo affascinante strumento antico…

Il barbitos fa parte della sezione dei cordofoni, infatti è uno strumento a corde, ed era suonato con un plettro (plektron), fatto di materia dura (legno, corno, avorio, metallo, pietra preziosa) e con una particolare forma terminante con un uncino o a punta. Esso era fisso allo strumento perché attaccato tramite una cordicella. Per poter suonare si usava la stessa tecnica odierna per le chitarre: la mano destra col plettro e la sinistra pizzicava le corde dal lato opposto al ponte.

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Eros suona un barbitos con un plettro. Pan Painter, lekythos, Fiesole – Collezione A. Costantini (500-450 a.C.)
Questo strumento era adatto alle esecuzioni musicali che si svolgevano all’interno dell’ambiente domestico.

Sostanzialmente possiamo definirlo una sorta di lira più stretta e lunga, con la cassa di risonanza più piccola e la lunghezza delle corde maggiore: ciò conferiva un suono più grave. Per capire meglio questo strumento e le sue caratteristiche ti consiglio la lettura dell’articolo Gli strumenti musicali (2): la lyra.

Vediamo un esemplare di lira e uno di barbitos per capire subito le differenze:

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Eros con una lyra. Providence Painter, lekythos, Sotheby’s Market inv. 7460 (475-425 a.C.)
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Uomo suona un barbitos. Harrow Painter, cratere a colonnette, London – Sotheby’s Market (500-450 a.C.)

Visto, simili ma diversi!

Come scritto nell’introduzione, l’Archivio Beazley è il massimo supporto per gli studiosi di ceramica greca (ti consiglio la lettura di Strumenti per lo studio della produzione vascolare per approfondire).
In esso, tuttavia, il barbitos non è mai riconosciuto come tale, ma identificato sempre come “lira”.

Adesso, invece, sì che siamo in grado di riconoscerlo e dare a questo affascinante strumento la giusta importanza! Il prossimo passo da fare è di spulciare tutti gli esemplari  vascolari catalogati sotto la voce LYRE e riconoscere quelli raffiguranti il barbitos…tranquilli, sono solo 2480 vasi, che ci vuole!

Che ne pensi di queste opere? ti è piaciuto questo articolo? vuoi condividere con me e gli altri utenti un tuo pensiero o un approfondimento? hai qualche curiosità in particolare?

Non aspettare: commenta questo post!

N.B. Tutte le immagini dei vasi e delle gemme di questo articolo sono tratte dal Beazley Archive

Ti sei perso qualche articolo? Nessun problema, vai sulla pagina Schema articoli del blog e cerca il mito o l’approfondimento che più ti interessa tra quelli già pubblicati… buona lettura!

 

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6 Commenti

    1. Questo tuo interesse dimostra che hai aderito anche tu alla campagna #iostocolbarbitos e ciò riempie me e il bàrbitos colmi di gioia…grazie! Ok, ho perso di credibilità…
      Ritorno alla serietà: il termine bàrbitos, secondo gli studiosi, ha origine frigia. In greco esso è associato al verbo βαρβιτίζω (barbitizo) che significa “suonare la lira” o “calmare o addolcire con la lira”. Non ci facciamo confondere, tuttavia, dalla traduzione imprecisa in italiano. In effetti i due strumenti, come scritto nel post, fanno parte della stessa famiglia e spesso, quindi, sono accomunati anche nella traduzione del termine.
      Per spiegarmi meglio cito anche la lira e la kithara. Il termine λύρα (lyra) è associato al verbo λυρίζω (lyrizo) che significa “suonare la lira” o “cantare accompagnandosi con la cetra”. Come si può vedere anche in questo caso la traduzione è fuorviante in quanto la cetra sarebbe in realtà la κιθάρα (kithara), a sua volta associata al verbo κιθαρίζω (kitharizo) che significa “suonare la cetra” e, come abbiamo visto nei post riguardanti questi due strumenti, anch’essi spesso sono confusi. Sì, è un macello!
      Il problema è che spesso la traduzione in un’altra lingua risulta imperfetta, sta poi a noi approfondire il contesto.
      L’iconografia musicale è, infatti, un campo affascinante che aiuta nella comprensione degli strumenti perché supera i limiti della lingua e delle fonti scritte…
      Spero di aver esaudito la tua curiosità… A presto e grazie ancora!

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