Produzioni ceramiche a Cuma (I sec. a.C.-II sec. d.C.) e le cumanae testae

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Lo scorso 8 febbraio, nella sala conferenze di Palazzo Du Mesnil, si è svolto il Workshop Produzioni ceramiche a Cuma tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C., esito del progetto di ricerca “Cuman Roman Kiln Research Project”, svolto presso il Dipartimento Asia Africa Mediterraneo dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale.Il workshop è nato dall’esigenza di diffondere i risultati sulle analisi e ha fornito nuovi elementi e spunti di riflessione circa le produzioni di ceramiche da cucina e da mensa tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C. nella colonia. Cerchiamo di capire insieme e approfondire la classe delle cumanae testae

CUMA (Κύμη,Cumae)

CUMA

 

Il materiale d’importazione della fase precoloniale mostra  coppe mediogeometriche, collane di pasta vitrea e d’ambra, faïence egiziane e scarabei rinvenuti nelle sepolture, che testimoniano l’importanza di Cuma nelle rotte mercantili.

Era un punto nevralgico nell’area tirrenica e infatti, nell’VIII secolo, Calcidesi e dai Cumani d’Asia vi fondarono la colonia. Costante di questa fase è la quasi totale assenza di ceramica negli scavi.

Fra il VII e il VI secolo a.C. estese il suo dominio in tutta l’area flegrea, divenendo la colonia più importante dell’area tirrena e della pianura campana.

Nel V secolo a.C. cadde sotto il dominio sannita (secondo Diodoro nel 438, secondo Livio nel 421), ma procede la sua attività di scalo marittimo e come fabbrica di ceramica a figure rosse.

Sotto il dominio romano, dimostrò sempre la sua lealtà a Roma e ciò le valse la civitas sine suffragio (334 a.C.), il diritto di servirsi della lingua latina negli atti ufficiali (184 a.C.) e la piena cittadinanza. Nella guerra civile fu la base navale di Ottaviano contro la flotta di Sesto Pompeo. Augusto vi stabilì una colonia militare. Nel periodo del basso impero restò ancora  una delle cittadelle meglio fortificate della Campania.

Nel 1216 la città, ridotta ormai all’area dell’acropoli, come testimoniano le abitazioni altomedievali e resti di un’officina che produceva ceramica a bande larghe (V-VII sec. d.C.), fu definitivamente distrutta dagli abitanti di Napoli e di Aversa.

Gli ultimi scavi e il workshop

programma Workshop 8 febbraio 2016

Gli ultimi scavi, condotti nel 2008 dall’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, hanno portano alla luce uno scarico di materiale ceramico rinvenuto presso le mura settentrionali della colonia. Esso è costituito da più di 80.000 reperti prodotti a cavallo tra I secolo a.C. e II secolo d.C., tipi diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo.

Secondo il responsabile del progetto di ricerca, Marco Giglio, “è la prova archeologica di un momento della produzione a Cuma”, infatti la scoperta dimostra la presenza di officine ceramiche nella colonia.

Ma cos’è uno scarico di materiale ceramico? Sostanzialmente è una discarica nella quale venivano gettati tutti i prodotti che venivano scartati per via di qualche difetto di produzione. Anche se ormai in pezzi, ogni reperto è una testimonianza per capire le fasi di produzione, le tecniche usate e i livelli qualitativi richiesti. 

Tra i reperti spiccano ceramiche da fuoco e ceramiche da mensa. Protagoniste sono le  cumanae testae:
  • vasi da cucina (padella o teglia o  casseruola)
  • da porre direttamente sulla fiamma, infatti la superficie esterna si presenta annerita, usata talvolta per la cottura a fuoco lento
  • con uno stato di vernice rosso cupo all’interno, inserito per non far attaccare i cibi
  • di valore modesto
  • prodotta già dal III secolo a.C.
  • la forma si standardizza a partire dal I secolo a.C.
  • di larga diffusione (Etruria, Lazio, Campania, Gran Bretagna, Africa settentrionale, Spagna, Asia Minore).

Per approfondire le ceramiche da fuoco di età romana vai alla pagina di questo sito ceramiche comuni

Per approfondire le ceramiche fini da mensa vai alla pagina di questo sito ceramiche fini da mensa

Se vuoi approfondire le cumane testae, ti consiglio di leggere il contributo di Giuseppe Pucci.

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