La plemochoe e i suoi misteri

plemochoe
Plemochoe (550-500 a.C.). Foto da Archivio Beazley.
Uno dei progetti più impegnativi di questo blog è la spiegazione delle forme vascolari e delle varianti morfologiche. Tra quelle greche abbiamo già visto l’anfora, il bucchero eolico, la lekythos e il pithos.

Oggi scopriamo insieme la curiosa e mistica plemochoe

La plemochòe (πλημοχόη) è un’interessante forma vascolare che nella produzione attica appare dal VI sec. a.C.

Il nome deriva da pleme, rivolo d’acqua, e dal verbo choai, versare. Possiamo dedurre, quindi, che è un vaso per versare.

Il vaso è conosciuto anche con altri nomi quali exaleiptron (dal verbo exaleipho, versare/ungere; pl. exaleiptra) o kothon.

FORMA

La plemochòe è un vaso a corpo schiacciato, poggiato su alto piede, fornito di coperchio e con un labbro arrotondato tale da impedire la fuoriuscita del contenuto durante il trasporto.

Tra le descrizioni riportate dalle fonti antiche, spicca Ateneo che la definisce come un disco di ceramica su una base che ricorda una piccola trottola.

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Plemochoe attica, tipo B. Foto da Archivio Beazley.
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Plemochoe attica, tipo A. Foto da Archivio Beazley.

Nel VI sec. a.C. alcuni esemplari presentavano tre piedi, spesso decorati, ma via via il vaso è prodotto solo con un alto piede. Ciò è riscontrabile soprattuto per gli esemplari della Beozia.

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Plemochoe beote. Foto da Archivio Beazley.

Le plemochoai prodotte a Corinto, invece, non presentano l’alto piede.

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Plemochoe corinzia. Foto da Archivio Beazley.
USI

Il vaso era usato in diversi contesti:

  • ad Eleusi, nell’ultimo giorno dei Misteri Eleusini: due plemochoai piene d’acqua erano disposte l’una accanto all’altra e sollevate una verso est e l’altra verso ovest, per poi rovesciarne il contenuto a terra e contemporaneamente recitare la formula mistica.
  • nei riti funerari, per versare sulla tomba libagioni propiziatorie (acqua, vino, miele, orzo) che, attraverso l’intercessione dei defunti, favorivano il benessere dei viventi e l’abbondanza del racconto.
    • Il rito è legato alle feste Genesie (τὰ Γενέσια, «giorni dei genitori»), che si celebravano ad Atene il 5 del mese di boedromione (settembre-ottobre), durante l’equinozio di autunno. Erano feste pubbliche officiate dalle famiglie dei defunti con sacrifici ai cari scomparsi e a Gea. Interessante è l’uso dell’acqua che, secondo lo studioso Rohde, serviva a dare sollievo al defunto ormai essiccato.
  • nella sfera domestica, per conservare i profumi.
CRONOLOGIA E TIPI 

N.B. Userò gli screenshots dell’Archivio Beazley e non le foto dei singoli vasi. Clicca nei relativi link in didascalia per aprire le immagini e visionare tutte le altre presenti sul sito: solo così potrai apprezzare davvero le caratteristiche e i cambiamenti.

PRIMA METÀ VI SEC. a.C.

Il vaso presenta un corpo schiacciato e il labbro arrotondato e poggia su un piede.

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Foto da Archivio Beazley.

 

Può presentare anche un corpo meno tondeggiante e la presenza di più piedi, come precedentemente indicato.

PLEMOCHOE VI.jpg
Foto da Archivio Beazley.
DALLA SECONDA METÀ VI SEC. a. C. IN POI
La forma diviene più elegante. Distinguiamo due tipi:
TIPO A

Piede più basso e largo.

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Foto da Archivio Beazley.
TIPO B

La differenza è un piede più alto e snello.

PLEMOCHOE TIPO B.jpg
Foto da Archivio Beazley.

 

ICONOGRAFIA

Questa forma è spesso rappresentata su altre forme vascolari, che aiutano a capire i contesti in cui la plemochoe era usata.

  • sulle lekythoi che, come puoi approfondire nel mio articolo Una lekythos e i suoi profumi, erano usate anche in contesti funerari:
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Scena di offerta funebre con plemochoe. Lekythos a fondo bianco (440-430 a.C.). Foto da pinterest.com.
  • su altri vasi di uso domestico. Esempio è la pelike ARV² 1032.56 di Polignoto che mostra la plemochoe in una scena di toelettatura, importante al fine di classificare la forma tra quelle per conservare profumi.
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Polignoto, pelike (430 a.C.). Foto da pinterest.com.

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7 Commenti

  1. Molto interessante.
    Ho una domanda, forse un po’ ingenua e mi scuso per ciò, ho notato il colore nero del vaso e mi sono venuti in mente i vasi etruschi. Si tratta dello stesso tipo di colore e di un tipo di argilla simile? Quanto c’è in comune fra i manufatti della Grecia, o di Creta con quelli dell’Etruria? Da profana ho sempre trovato una certa somiglianza nell’arte di queste popolazioni antiche.
    Grazie e buon fine settimana.

    1. Ciao Neda, prima di tutto nessuna osservazione è ingenua e/o da scusare…anzi, è da lodare! Le tue sono domande belle toste che richiedono una spiegazione purtroppo un po’ lunga, quindi mi scuso in anticipo.

      Le fabbriche sono molte e ognuna ha una propria autonomia: attica, corinzia, beotica, euboica, cicladica, cretese, ecc. Quella che in genere utilizzo per i miei post è la prima, cioè mi concentro sulla produzione vascolare prodotta nel Ceramico ateniese, il quartiere della città di Atene in cui si trovavano le officine dei vasai.
      Tale produzione si divide in quella a figure nere (ha inizio verso la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. ed è caratterizzata da figure costituite da silhouettes nere sullo sfondo rosso dell’argilla) e quella a figure rosse (dal 530-525 a.C. e consisteva nel dipingere di nero il fondo del vaso, nel realizzare le figure sul fondo risparmiato dell’argilla, e nella resa dei particolari interni delle figure con linee sottili in nero. Finirà per soppiantare definitivamente quella a figure nere).

      Ovviamente dobbiamo anche, e sempre, tenere a mente la cronologia di ciascuna produzione.

      Torniamo a noi…
      Con i contatti commerciali e non solo, prodotti e tecniche si diffusero in tutto il Mediterraneo. Bisogna distinguere, però, i casi in cui si hanno vasi di importazione, vasi di produzione locale e vasi di produzione locale ma d’imitazione greca.
      L’argilla è sempre del luogo di produzione, quindi se un vaso è prodotto ad Atene ed esportato in Etruria la componente chimica rivelerà l’origine attica, viceversa se di fabbrica etrusca sarà etrusca.
      Col tempo, tuttavia, i processi di produzione si stabilizzarono e ogni località ebbe una propria evoluzione artigianale e un’autonomia iconografica e produttiva. Ecco la differenziazione delle fabbriche citate prima, ma potrei aggiungere, in una seconda fase, anche etrusca, campana, siceliota, ecc…
      In maniera spicciola possiamo dire che in origine ognuno faceva vasi così come li sapeva fare, poi si incontrano le diverse culture e si acquisiscono nuove tecniche, si crea qualcosa di proprio o di imitazione e ci si perfeziona. Per questo alla fine sembrano tutti simili (ah, se mi sentissero i miei vecchi prof!), ma spero di aver reso a sommi capi il concetto… Ci vuole un occhio preparato e allenato. Tieni anche presente che non bisogna escludere la possibilità (diciamo anzi certezza) che artisti greci si siano trasferiti in Occidente, quindi abbiamo sia prodotti di artisti locali che imitano i nuovi modelli importati, sia artisti che producono per esempio in Etruria ma che sono greci DOC, ma ovviamente con impasti e argilla locali.
      Per le differenze, beh… composizione chimica, particolarità dell’impasto, forme vascolari, resa dei soggetti e della decorazione secondaria (motivi geometrici, vegetali, di riempimento, ecc.), tecnica pittorica (incisione, pittura, ecc.). Diciamo che ognuno ha le sue caratteristiche. Se vuoi approfondire nel menu trovi tutto sulle fasi di produzione (https://ceramicaantica.org/fasi-di-produzione/) e sulle singole pagine della cronologia (https://ceramicaantica.org/cronologia-ceramica/).
      Se non sei svenuta prima vedendo la lunghezza di questa risposta (chiedo venia!) e se hai ancora qualche dubbio, io sono qui…
      Grazie ancora per aver commentato!

      1. Ti ringrazio tantissimo. La spiegazione è molto chiara e esauriente. Ho capito molto bene che cosa è successo in passato (e succede tuttora) quando le idee si diffondono, vengono imitate o creano nuove idee. Io avevo sempre creduto che gli Etruschi fossero un popolo venuto dalla Grecia, in epoca precedente a quella romana, magari fuggiti da un’isola come Creta o Santorini, forse a causa di eventi catastrofici, perché la loro cultura e la loro arte era più simile a quella greca che a quella dei popoli che c’erano qui in Italia. Chissà, forse c’è stato un “miscuglio” fra le popolazioni venute da oriente con quelle stanziali. Naturalmente io sono profana a questa materia, solo il pensiero di una casalinga un po’ curiosa.
        Ti ringrazio ancora tantissimo, per la tua pazienza e per i tuoi begli articoli, interessanti e ben scritti.
        Ti auguro una buona serata.

        1. Fossero tutti così curiosi… la sete di conoscenza è la virtù necessaria per tutelare e valorizzare i nostri beni culturali, materiali e immateriali. Questo blog l’ho creato proprio per questo, per chi ha voglia di conoscere ciò che ho da offrire e affinché anch’io possa crescere e imparare. Le sinapsi frizzano che è un piacere!!!
          Per il tuo commento…Etruschi giunti da Oriente no, però di certo i contatti con la Grecia sono innegabili. Per qualsiasi altra domanda, io sono qui…
          Grazie per i complimenti che mi hai fatto e per seguirmi con così tanto interesse!
          Una buona serata anche a te…

          1. Ti ringrazio tanto per la tua cortesia e pazienza. Continuerò a seguirti volentieri, anche perché sono convinta che per sapere chi siamo veramente dobbiamo conoscere le nostre radici e il passato che riguarda l’intera umanità.
            Grazie ancora, a presto.

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