L’amplesso di Marte e Venere

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Gian Giacomo Caraglio, Marte e Venere (1588). Foto da iconos.it.
Una delle opere più affascinanti della letteratura antica è il De cuncubitu Martis et Veneris, tramandatoci nell’Antologia Latina ed attribuito a Reposiano.

Nell’opera, che non risparmia particolari sensuali, il tema fondamentale è il rapporto amoroso tra Marte e Venere.

Leggiamo insieme i versi (di cui ho inserito anche la traduzione) relativi all’amplesso vero e proprio e vediamo alcune delle opere raffiguranti il rapporto amoroso tra queste due divinità…

Iverat ad lectum Mavors et pondere duro

floribus incumbens totum turbarat honorem.

Ibat pulcra Venus vix presso pollice cauta,

florea ne teneras violarent spicula plantas,

et nunc innectens, ne rumpant oscula, crinem,

nunc vestes fluitare sinens, vix lassa retentat,

cum nec tota latet nec totum nudat amorem.

Ille inter flores furtivo lumine tectus

spectat hians Venerem totoque ardore tremescit.

Incubuit lectis Paphie. Pro sancte Cupido,

quam blandas voces, quae tunc ibi murmura fundunt!

Oscula permixtis quae tunc fixere labellis!

Quam bene consertis haeserunt artubus artus!

Stringebat Paphiae Mavors tunc pectora dextra

et collo innexam ne laedant pondera laevam,

lilia cum roseis supponit candida sertis.

Saepe levi cruris tactu commovit amantem

in flammas, quas diva fovet. Iam languida fessos

forte quies Martis tandem compresserat artus;

non tamen omnis amor, non omnis pectore cessit

flamma dei, trahit in medio suspiria somno

et Venerem totis pulmonibus ardor anhelat.

Ipsa Venus tunc tunc calidis succensa venenis

uritur ardescens, nec somnia parta quieta.

[Reposiano, De concubitu Martis et Veneris, 96-119]

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Amori di Marte e Venere, coppa a calice (metà I sec. a.C.), Napoli – Museo Archeologico Nazionale.  Foto da iconos.it.
Leggiamo insieme la traduzione in italiano

 

«Si stende Marte sul letto, sciupando col suo peso

la freschezza dei fiori. Si accosta in punta di piedi

la delicata Venere, guardinga per le spine;

annoda un po’ i capelli, perché i baci non li scompiglino,

e lascia fluttuare la veste, trattenendone un lembo,

scoprendo, senza mettere a nudo, la sua bellezza.

Le lancia Marte, tra i fiori, occhiate furtive

e a un soffio che gonfia la veste resta a bocca aperta.

S’abbandona la Pafia* sul letto ed all’amore.

Che baci, ora languidi ora ardenti, chiede la bocca

inesausta all’altra bocca! Le gambe stupende di Venere

non negano più l’ultimo dono della voluttà

all’ardore di Marte. Le membra aderiscono alle membra

come serpi avvinghiate. Preme Marte, col petto a destra

il seno della Pafia* e sotto il braccio sinistro, che cinge

il collo della dea, frappone gigli e fasci di rose.

Spesso, sfiorandola appena col tocco della gamba,

riaccende nell’amante fiammate di piacere.

Già un insolito languore spossa le membra di Marte;

ma non tutto l’ardore, non tutta la fiamma si placa.

Nel sonno, a pieni polmoni, sospira e anela al grembo

della dea, ancora caldo del suo amore fremente.

E Venere anch’essa, coi seni inturgiditi,

brucia d’amore e non trova quiete né sonno».

[Trad. it. C. Calabrò]

*Pafia: della città di Pafo, dove si trovava un importante santuario della dea.

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Amori di Marte e Venere, rilievo scultoreo (124 d.C.). Roma – Museo Archeologico Nazionale. Foto da iconos.it.
Dalla loro unione, secondo Esiodo (Teogonia 934-937), nacquero Armonia, Fobos (Paura) e Deimos (Spavento), Eros (Amore) e Anteros (Amore Ricambiato).

 

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Pompei, Casa di Marte e Venere, VII, 9, 47. Pittura parietale (metà I sec. d.C.). Foto da iconos.it.
Sensuale, licenzioso e accattivante… ma non bisogna dimenticare che Venere era moglie del dio Vulcano. Il rapporto con Marte, infatti, è frutto di un tradimento bello e buono, seppur divino!
Ma questo, cari followers, sarà il tema di un prossimo post…

 

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