Erigone e il rito dell’altalena

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Penelope Painter, skyphos, ARV² 1301.7 (450-400 a.C.). Un satiro spinge una donna sull’altalena.
L’altalena…
…quante cose si possono nascondere dietro un semplice gioco come quello dell’altalena? Esso è legato ad una triste storia dove amore e morte si mescolano sapientemente per ottenere uno dei miti più affascinanti e con valenze simboliche e rituali più forti di tutta l’antichità. Scopriamolo insieme…
IL MITO DI ERIGONE

Era la giovane e bellissima figlia del ricco ateniese, Icario, che ospitò Dioniso quando il dio discese ad Atene per donare agli uomini la vite e il vino. Presto Erigone e Dioniso consumarono il loro amore, dal quale nacque l’eroe Stafilo.

Dioniso regalò al suo ospite un’otre di vino, allo scopo di farlo assaggiare anche ai suoi vicini. Icario, quindi, lo donò ai pastori che, una volta ubriachi, pensarono di essere stati avvelenati e uccisero a bastonate il povero Icario. Grazie al cane di quest’ultimo, Mera, Erigone trovò il cadavere del padre abbandonato ai piedi di un albero e per il dolore s’impiccò ad un ramo di esso. La povera Mera rimase sulla tomba della giovane fino alla sua morte, dopo la quale Dioniso la trasformò nella costellazione del Cane.

La collera di Dioniso non tardò ad arrivare e inviò una maledizione su Atene, a causa della quale tutte le giovani ateniesi impazzivano e si impiccavano. I cittadini, allora, punirono i pastori e istituirono una festa in onore di Erigone.

LA FESTA IN GRECIA

Durante i riti in onore di Erigone, soprannominata Aletis («la vagabonda») e da cui presero il nome le feste a lei dedicate, alcune giovani venivano appese agli alberi, in ricordo della sua sventura.

  • Le Aletidi o Aiòra

Si svolgevano il terzo giorno delle Antesterie, in occasione delle quali alcune giovani ateniesi erano appese agli alberi tramite altalene per riprodurre il gesto del dondolamento del corpo impiccato di Erigone, ma senza perdere loro la vita, e intonando dei versi in cui era invocata Aletis. Successivamente furono sostituite da forme umane in argilla e poi da dischi sui quali erano raffigurati volti umani.

Secondo alcune interpretazioni (cfr. E. Cantarella, I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma) vi è un rapporto tra altalena – impiccagione – rapporto sessuale e il movimento simboleggerebbe il passaggio all’età pubere delle giovani, una sorta di morte iniziatica dallo stato di verginità a quello di donne pronte per la riproduzione.

  • Le Anthesteria

La festa delle Antesterie si svolgeva dall’11 al 13 del mese di Antesterione, compreso tra febbraio e marzo. Il nome viene comunemente collegato con ανθος («fiore»), da cui si evince il carattere di natura ctonia e dionisiaca della festa.

Le Antesterie comportavano pratiche iniziatorie dei bambini al vino e riti funebri in onore dei defunti morti in tenera età.

Il primo giorno era detto Πιθοίγια, cioè apertura delle giare, ed era dedicato a Dioniso tramite preghiere e una processione che accompagnava l’offerta del vino nuovo al tempio del dio. Il secondo giorno era detto delle Χόες e prevedeva l’arrivo in città di un simulacro di Dioniso su un carro, gare di bevute, in cui i partecipanti si sfidavano a svuotare una chous piena di vino al suono di una tromba, e l’iniziazione al vino dei bambini maschi a partire dai tre anni. Il terzo giorno era detto Χύτροι («pentole») ed era consacrato ai defunti tramite l’offerta di vegetali e sementi cotte dentro delle pentole. Si pensava che durante quest’ultimo giorno le anime dei defunti vagassero per la città, cosicché si spalmava della pece sulle porte delle case per proteggerle da una possibile intrusione e alla fine della giornata le anime venivano rispedite nell’oltretomba al grido “θύραξε καρες” oppure “θύραξε κηρες, ουκέτ Άνθεστήρια («Via di qui spiriti, le Antesterie sono finite!»); cfr. PICKARD-CAMBRIDGE 1968, pp. 1-25.

Proprio in quest’ultimo giorno aveva luogo la festa delle Aiòra.

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Washing Painter, hydria, Paralipomena 454 (450-400 a.C.). Una donna spinge una giovane sull’altalena.
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Washing Painter, hydria, ARV² 1131.173 (450-400 a.C.). Eros spinge una giovane sull’altalena.
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Eretria Painter, chous, ARV² 1249.14 (450-400 a.C.). Scena di culto delle Antesterie: un  uomo spinge un bimbo sull’altalena.
LA FESTA A ROMA
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Gemma in cornelia, T260. Erigone e Bacco trasformato in vite coi grappoli. Il dio mostra, tuttavia, i suoi attributi: tirso (bastone) e una pantera.
Questo rito fu esportato anche a Roma e in Italia: era il cosiddetto rito degli oscilla, praticato durante i Liberalia, instuite in onore del Liber Pater (Bacco, l’equivalente italiano di Dioniso).
  • I Liberalia

Si celebravano annualmente il 17 marzo.  Sancivano il passaggio dei ragazzi dall’adolescenza all’età adulta sottolineato dal gesto di deporre la toga pretesta, tipica dei ragazzi e bambini, in favore della toga virile. Il rito si concludeva con una processione, avente un fallo posto davanti, e la consumazione di una dolce a base di olio e miele, venduto dalle sacerdotesse del dio. Una parte del dolce era, tuttavia, lasciato sull’altare di Liber per propiziare la buona sorte di chi l’aveva comprato.

  • Il rito degli oscilla

Il termine oscillum indica un disco votivo che si appendeva agli alberi sacri. Era decorato con figure intere o maschere, sempre relative alla sfera dionisiaca. La forma è circolare, ma ne esistono anche ovoidali, quadrangolari o forma di pelta amazzonica. I più antichi erano in legno, per poi essere sostituiti con esemplari anche di marmo o bronzo. Il rito ricalcava esattamente quello seguito in Grecia durante le Anthesteria e potrebbe essere considerato un rito di purificazione spirituale effettuato tramite l’aria  e connesso a Bacco.

Gli oscilla erano appesi, indipendentemente dal rito, anche per rendere onori funebri ai suicidi per impiccagione.
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Oscillum in marmo con rilievo di un sileno. II secolo a.C. Foto da fitzmuseum.cam.ac.uk
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Oscillum da Pompei con rilievo di una menade. Foto da pompeiiinpictures.com

Abbiamo scoperto cosa si cela dietro un oggetto quale l’altalena. Ogni cosa oggi potrebbe sembrarci scontata, ma in realtà nasconde dentro di sé una storia, una causa, la nostra stessa identità!

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N.B. Tutte le immagini dei vasi e della gemma in copertina sono tratte dal Beazley Archive

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3 Commenti

    1. “Ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso”
      La canzone di De Andrè che citi si conclude con questi versi e, in effetti, mai parole furono più azzeccate per esprimere i sentimenti di Erigone e il suo gesto estremo… Ottima osservazione, grazie per averla condivisa con me!

  1. Pingback: Ermes a Poseidonia. Un dio, un frammento…un approfondimento! – La ceramica antica

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