La preparazione della lana e la tessitura delle pezze rettangolari che sono alla base dell’abbigliamento greco costituiscono elementi fondamentali del lavoro femminile. La filatura è in qualche modo un simbolo del sesso femminile e ad Atene, per esempio, la nascita di una bambina è segnalata appendendo un fiocco di lana sopra la porta d’ingresso della casa, come simbolo delle sue future mansioni.
[…]
Dopo aver preliminarmente lavato, cardato e pettinato la lana, la filaccia così ottenuta è sottoposta alla filatura per poi passare alla tessitura. Solo i lavori complementari della follatura e della tintura, affidata a specialisti che operano in manifatture, esulano dei compiti femminili.
[N. Bernard, Donne e società nella Grecia antica, Carocci, Roma 2011, p.122]
L’attività che simboleggia più di tutte la philergia (l’«amore per il lavoro», la «laboriosità») femminile è senza dubbio quello della lana, legata alle immagini della Penelope omerica che trascorre giorno a tessere al telaio, o di Arete, la regina dei Feaci impegnata a filare la lana quando il naufrago Ulisse si getta i suoi piedi, o ancora di Elena, di Ecuba e di Andromaca, e perfino delle divine Circe e Calipso. Del resto, in contraddizione con l’attribuzione del vizio della pigrizia alla stirpe delle donne, Esiodo precisa che tra i doni che gli dèi fecero alla prima donna, Pandora, c’era proprio quello della tessitura, abilità trasmessale da Atena, la dea Ergane, «industriosa», patrona delle attività artigianali, tra cui, appunto, la tessitura.
Tessitura e la lekythos abv 154.57





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