L’olpe Chigi tra sperimentazione e innovazione

L’olpe Chigi e il tardo stile protocorinzio

Il vaso, capolavoro del Tardo Stile Protocorinzio (650/640 – 640/630 a.C.), è stata rinvenuta in una tomba di Veio e di certo e appartenuta a una persona di spicco, viste l’altezza (26 cm) e la ricca decorazione.

 

Olpe Chigi. Foto da wikimedia.org.

 

L’olpe (sorta di brocca per versare vino) mostra una serie di elementi che fanno di questo vaso un esemplare unico nel suo genere. Come afferma J. Boardman, infatti, nel VII secolo, nonostante la permanenza dei motivi geometrici e delle forme tradizionali, in alcune botteghe ceramiche si nota anche una certa sperimentazione nel disegno delle figure e una innovazione nel repertorio dei soggetti:

Una maggiore enfasi domina le scene mitologiche, ispirate da un ampio ventaglio di vicende tramandato attraverso la tradizione orale, e i fregi di animali, molti dei quali, come la sfinge, la sirena e il grifone, legati alle leggende popolari e di chiara importazione. Una sintesi di questi motivi appare su questa brocca panciuta (òlpe) dipinta a Corinto intorno a 640 a.C. ed esportata a Veio, città a nord di Roma.

         [J. Bordman (a cura di), Storia Oxford dell’arte classica, Editori Laterza, Roma-Bari 2003, p. 31]

 

L’olpe Chigi presenta, inoltre, anche l’uso di una più ricca gamma di colori, insolito per questa fase cronologica.

Possiamo affermare, quindi, che la decorazione del Tardo Stile Protocorinzio mostra un passo in avanti sia nella policromia sia nella composizione iconografica, grazie anche alla presenza di più fregi, altra caratteristica dell’Olpe Chigi (cfr. A. Giuliano, Storia dell’arte greca, Carocci, Roma 2008, p. 90).

olpe Chigi: iconografia

L’olpe presenta tre tecniche (incisione, uso della policromia e pittura su fondo scuro) e una decorazione divisa in fregi. Secondo A. Giuliano (op. cit., p. 90), la presenza di più fregi dimostra, tuttavia, che il pittore non era abituato a decorare vasi così monumentali e ha usato questo espediente per l’occasione.

Il labbro presenta una decorazione vegetale, con palmette e fiori di loto incisi e uniti tra loro da eleganti spirali, e sul piede è presente, infine, una sequenza di raggi.

La decorazione è divisa in fregi:

 

1. FREGIO SUPERIORE

La scena si svolge su un campo di battaglia e vede lo schieramento di due schiere di opliti. Gli uomini sono armati di scudi, riccamente decorati, elmi e lance. Ben visibile la presenta di un auleta (suonatore di flauto, aulos), che che dà il ritmo alla marcia.

Opliti e auleta. Foto da wikimedia.org.

 

Ma perché è così importante questa scena?

La rappresentazione di due schiere di opliti che si scontrano non ha alcun parallelo al di fuori delle opere del pittore stesso: è una prima e impressionante documentazione della nuova tecnica della falange, lo schieramento a ranghi serrati della fanteria sul campo di battaglia.

         [Bordaman, op. cit. , p. 31]

Come afferma Giuliano (op. cit., p. 90), infine, questa scena vuole rappresentare la potenza militare di Corinto.

 

2. FREGIO CON ANIMALI

Il fregio è bianco su fondo nero e su di esso sono rappresentati cani che inseguono stambecchi.

Fregio con cani. Foto da wikimedia.org.

 

3a. FREGIO CENTRALE

Protagonista è una caccia al leone, dove l’animale è raffigurato mentre sbrana uno dei cacciatori ed è visibile anche un carro con una schiera di cavalieri. Da notare, come scrive Boardman (op. cit. pp. 31-32) che l’iconografia del leone è un retaggio dell’arte assira e «la violenza animale come di frequente riecheggia quella umana».

Caccia al leone. Foto da wikimedia.org.
3b. FREGIO CENTRALE, SOTTO l’ansa

Sono presenti cinque figure stanti, sia femminili che maschili, identificabili grazie alle didascalie dipinte dal pittore. Si tratta della più antica rappresentazione del giudizio di Paride.

Giudizio di Paride. Foto da wikimedia.org.

 

4. FREGIO INFERIORE

È rappresentata la ciaccia alla lepre, dove sono presenti cani che inseguono lepri e volpi e persino  cacciatori nascosti dietro i cespugli con le lepri già catturate e poste sulle spalle. Boardman (op. cit. p. 32) scrive, infatti, che è una delle scene di caccia più esaurienti tra quelle conosciute.

Caccia alla lepre. Foto da wikimedia.org.

 

P.s. Consiglio la pagina wikimedia dedicata al reperto perché è possibile visionare ben 50 foto a colori: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Olpe_Chigi?uselang=it#

 

***

Che ne pensi di queste opere? ti è piaciuto questo articolo? vuoi condividere con me e gli altri utenti un tuo pensiero o un approfondimento? hai qualche curiosità in particolare?

Non aspettare: commenta questo post!

SEGUIMI ANCHE SU FACEBOOK e INSTAGRAM, TI ASPETTO!

Tutti i diritti riservati. È assolutamente vietata qualsiasi forma di riproduzione parziale o totale del testo e delle immagini di questo sito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: Contenuto soggetto a copyright