Il lupo è un animale che ha sempre affascinato l’uomo, tanto da essere protagonista nel mito, nel culto e nelle tradizioni popolari antiche, anche se in realtà nel mondo greco e romano era una
presenza costante e ben nota nel mondo arcaico di tipo pastorale, il lupo è nella mitologia classica un simbolo dagli aspetti molteplici e prevalentemente inquietanti.
[A. Ferrari, Dizionario di Mitologia greca e latina, Novara 2015, p. 432]
Cerchiamo di approfondire l’argomento.

IL LUPO E GLI DEI GRECI
L’animale risulta connesso alla sfera del divino e al culto di alcuni dei:
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APOLLO
Era un animale sacro ad Apollo, figlio di Zeus e Latona. Il mito, infatti, narra che, dopo averlo partorito, la madre fu tramutata in lupa per sfuggire all’ira di Era. Secondo la studiosa A. Ferrari (op. cit. p. 432), inoltre, il legame col dio
si spiegava anche considerando che un lupo aveva scoperto dei ladri che avevano rubato le offerte al dio in un tempio e li aveva messi in fuga (Eliano, De natura animalium 10.26). Qualunque fosse l’origine del collegamento fra l’animale e il dio, è certo che Apollo, portatore di luce, che ebbe a combattere in più circostanze con le forze della tenebra e dell’oscurità (delle quali era emblema serpente Pitone), era venerato con l’epiteto di Liceo (Lykaios), che potrebbe significare ‘uccisore di lupi’, dal nome greco del lupo, e sottolineare i risvolti più tenebrosi che la figura del lupo presentava in contrasto con la luminosità apollinea.
Un altro episodio mitico lega l’animale al dio: si narra, infatti, che Acacallide partorì e abbandonò il figlio avuto da Apollo, Mileto, per paura dell’ira del padre Minosse. Il neonato, però, fu salvato da un branco di lupe e affidato poi ai dei pastori.

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ZEUS LICEO
Il dio aveva tra i suoi epiteti anche quello di Liceo (forse nel senso di “simile al lupo”) e come tale era venerato in Arcadia secondo la seguente cerimonia, che prevedeva anche un sacrificio umano:
il sacerdote di Zeus si recava a una sorgente sacra, compiva un sacrificio e faceva colare nelle acque della fonte il sangue della vittima; poi, dopo aver recitato apposite preghiere, immergeva nelle acque un ramo di quercia (pianta sacra al dio) e ne faceva sprigionare dei vapori che avrebbero provocato la pioggia tanto attesa. Il dio lupo era così messo in relazione con la fertilità della terra e i cicli della vita agricola e del raccolto: il che getterebbe una luce nuova e più rassicurante sull’immagine dell’animale, se non sapessimo che la vittima preferita per tale rituali era umana.
[A. Ferrari, op. cit, p. 432]
Come spiega la studiosa, l’origine del rito è da ricercare nel mito del re dell’Arcadia Licaone, che volle testare la sapienza di Zeus dandogli in pasto carne umana e che tramutato in lupo come punizione (cfr. Ovidio, Metamorfosi 1, 163 ss.).
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ADE
L’animale è anche connesso agli Inferi e ha funziona psicopompa (cioè di accompagnatore delle anime dei defunti nell’aldilà). Un legame lo ha anche con Ade, dio degli Inferi, e come strumento punitivo degli dei:
[Ade] porta un mantello di pelle di lupo; e nell’aldilà immaginato dagli Etruschi il dio della morte ha le aguzze orecchie del lupo.
[…]
Animale infernale inquietante e terribile, il lupo si presenta anche come strumento della punizione divina verso chi compie i delitti più gravi. Ovidio racconta che Peleo, il futuro padre d’Achille, si era macchiato di sacrilegio, uccidendo il fratellastro Foco; gli dei, irati, mandarono allora un lupo famelico a far strage delle sue greggi.
[A. Ferrari, op. cit, p. 433]
L’episodio mitico di Peleo è ricordato da Ovidio (Metamorfosi 11.366 ss.) ed è solo grazie all’intervento della moglie e dea Teti che l’animale fu trasformato in pietra mentre sbranava una giovenca.

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ECATE
Ecate è una divinità ctonia, che in epoca tarda ha assunto caratteristiche sinistre di divinità della notte che vaga tra le tombe dei morti e sulle quali consuma il suo pasto, e che poteva trasformarsi in animali legati a tale sfera, quali cane e lupo. Il carattere ctonio è riscontrabile anche nelle piante e animali a lei sacri (tasso, agio, asfodelo, croco e mandragora, cane e lupo) e nel suo avere uno stuolo di fantasmi e entità oscure al suo seguito.

IL LUPO NELLA ROMA ANTICA
Di certo il collegamento più conosciuto è quello con la leggenda di Romolo e Remo, salvati dalla famosa Lupa Capitolina. Secondo la studiosa Ferrari (op. cit., p. 433), tuttavia, la leggenda subì già nell’antichità un processo di razionalizzazione, dando un significato diverso alla parola ‘lupa’, «che in latino indicava la meretrice (e i lupanari erano appunti i postriboli)».
L’animale, inoltre, è legato al dio Marte. I suoi attributi iconografici erano lancia, scudo, spada ed elmo e gli animali a lui sacri erano il picchio e il lupo, entrambi descritti dalle fonti come le guide in nuove terre per i giovani a lui consacrati che si accingevano a fondare nuove colonie.

La studiosa Ferrari (op. cit. p. 433) approfondisce questa connessione col dio e con altre divinità del mondo romano e italico:
Marte, prima di venire identificato con il greco Ares, era venerato nell’Italia antica anche come protettore dell’attività agricola e dell’allevamento, con la con l’appellativo di Silvanus; per di più la leggenda lo faceva padre dei gemelli Romolo e Remo. Il cerchio si chiude se si rischia in questo contesto anche una divinità antichissima venerato dai pastori italici, Luperco, il cui nome richiama quello del lupo e che si riteneva proteggesse gli armamenti proprio dagli assalti dei lupi. Luperca, al femminile, era una dea forse identificabile con Acca Larenzia, la moglie del pastore Faustolo che allevò Romolo e Remo; con lo stesso nome si indica altresì la lupa capitolina.

IL LUPO E LA MAGIA
Già il legame con Ecate fa del lupo un animale connesso al mondo della magia. Utile e interessante è anche la riflessione che la Ferrari (op. cit., p. 434) fa sull’argomento:
Come per molti altri animali, anche intorno al lupo si intrecciavano credenze magiche. Si riteneva per esempio che un ciuffetto di peli sottratto alla coda di lupo vivo fosse un infallibile talismano amoroso (Plinio, Naturalis historia 8.83). Dalle apparizioni del lupo si potevano inoltre trarre auspici: se ne compariva uno, con la bocca piena, a mano destra, ciò era ritenuto un segno fortunato (Ibid.), mentre per contro sognare il lupo era ritenuto di cattivo augurio.
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