La solitudine eroica e la beatitudine divina nell’arte di Exekias

Finalmente una vostra richiesta!

Uno dei miei follower più attivi, il Sig. Flavio L., qualche tempo fa mi ha chiesto di approfondire questa famosa kylix di Exekias.

Buongiorno. Vorrei condividere lo stupore di questa coppa di Exekias da Vulci. Il rosso del suo interno, intenzionalmente diverso dal colore dell’esterno. Sarebbe bello spiegare in un post la tecnica usata. Soffermarsi sui particolari, quasi a fare toccare questa coppa.

 

Ecco la coppa di Exekias citata:

Exekias, kylix ABV. Foto da Archivio Beazley.
Iniziamo col parlare di Exekias

Il pittore inizia la sua attività intorno al 550 e non continuò oltre il 530 a.C.

Ama le forme monumentali e collaudate e probabilmente fu l’inventore del cratere a calice e della coppa a occhioni (per approfondirne la funzione apotropaica, ti consiglio la lettura dell’approfondimento Occhio, malacchio & co.).

 

Exekias (?), cratere a calice ABV 148.9. Foto da Archivio Beazley.

 

Exekias (?), coppa a occhioni, CVA URBANA-CHAMPAIGN, UNIVERSITY OF ILLINOIS 1, 14-15, PL.(1184) 14.1-4. Foto da Archivio Beazley.
Tecnica e composizione dello spazio nei vasi di Exekias

Exekias predilige lo spazio nel quale le figure campeggiano o si articolano con pienezza monumentale.

Si ispira a un altro grande pittore, Lydos, ma gli eroi raffigurati da Exekias sono più consapevoli della propria mortalità, mostrano la loro profondità morale e sembrano consapevoli della sorte che anche solo un unico avvenimento può generare, nel bene o nel male:

Egli esprime l’etica orgogliosa e solitaria degli eroi omerici con scene di battaglia e di morte; solo gli dei – come il Dionysos rappresentato nell’interno di una kylix mentre naviga tra il guizzare dei delfini e l’albero si trasforma in una vite ricca di frutti –  hanno il dono di una esistenza felice.

[A. Giuliano, Storia dell’arte greca, Carocci editore, Roma 2008, p. 183]

IL Capolavoro di Exekias

L’opera più intensa è l’anfora ABV 145.18, conservata al Museo Comunale di Bologna (inv. 558). Essa rappresenta il famoso eroe Aiace che prepara il suo suicidio. Aiace è uno dei miei eroi del mito preferiti: non potevo, quindi, non dedicargli un articolo, uno di quelli che ho più amato scrivere! Se sei curioso (speriamo di sì!) di conoscere questo personaggio e i motivi che l’hanno spinto a questo gesto estremo, ti consiglio la lettura dell’approfondimento Psycho Killer Qu’est-ce que c’est Fa-fa-fa-fa-far better.

 

Exekias, anfora ABV 145.18. Foto da Archivio Beazley.

 

Ekekias, anfora ABV 145.18, particolare. Foto da Archivio Beazley.

 

l’eroe ha abbandonato le armi, la propria stessa natura di eroe, pianta la spada in terra per gettarsi su di essa, per morire di propria mano (…) in questa rappresentazione la solitudine del”eroe, la sua stessa concentrazione fisica, che è anche concentrazione di pensiero e di volontà, raggiungono il momento più alto della solidarietà di pensiero e di volontà, raggiungono il momento più alto della solidarietà tra il pittore e Aiace e la tragedia della quale l’eroe è vittima.

[A. Giuliano, Storia dell’arte greca, Carocci editore, Roma 2008, p. 183]

E ancora…

 

[Ekexias] riesce a conferire pathos alle scene: esemplare a questo riguardo è la scelta di rappresentare il momento in cui Aiace prepara il suicidio (…), egli è inoltre capce di introdurre un tocco di emozione nel disegno dei tratti dell’eroe, ottenuto con il solo aggrottare della fronte.

[J. Boardman, Storia dei vasi greci, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2004, p. 62]

TORNIAMO ALLA KYLIX OGGETTO DELLA RICHIESTA

La kylix attica ABV 146.21, proveniente da Vulci e conservata all’Antikensammlungen di Monaco (inv. 8729), è una coppa a occhioni.

 

Exekias, kylix ABV 146.21 . Foto da Archivio Beazley.
TECNICA

Essa è realizzata con la tecnica a figure nere [caratterizzata da figure costituite da silhouttes nere sullo sfondo rosso dell’argilla, i dettagli sono resi con una punta metallica o di osso che incide i particolari con la sovrapposizione di colore rosso paonazzo o di bianco] e su di essa è stata applicata una vernice che conferisce alla superficie ceramica una brillante tonalità corallo, tipica della fase di sperimentazione pittorica della seconda metà del VI secolo a.C.: gli studiosi ritengono che forse tale tecnica fu usata per la prima volta proprio su questa coppa! (cfr. G. Bejor -M. Castaldi – C. Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Mondadori, Milano 2013, p.157).

DECORAZIONE
Exekias, kylix ABV 146.21. Foto da Archivio Beazley.

Su entrambi i lati sono dipinti due grandi occhi con un naso al centro. Ai lati degli occhi sono presenti guerrieri in combattimento. Sotto le anse, sfruttando il poco spazio in orizzontale a disposizione, Exekias dipinge due figure sdraiate: sono un uomo nudo e un guerriero caduti in battaglia.

Nel tondo interno, è rappresentato Dionisio sdraiato su un’imbarcazione, dalla quale si erge una splendida vite colma di grappoli, che fluttua circondata da sette delfini. La vite, attributo iconografico del dio, si dispone a ombrello, seguendo la forma della coppa, e i delfini sono raffigurati in modo che lo sguardo sia proiettato al centro, infatti, non nuotano  tutti verso un’unica direzione: i quattro a destra e i tre a sinistra si dirigono verso l’imbarcazione. Danno il senso del nuotare intorno a essa.

L’elemento pesce, a ben guardare, è presente anche sull’imbarcazione: a poppa, a prua e nelle decorazioni.

Exekias, kylix ABV 146.21, particolare. Foto da Archivio Beazley.

Interessante, a mio avviso, è il rapporto tra grappoli e delfini: in entrambi sono raffigurati sette elementi e sono disposti in modo tale che, diagonalmente, ai quattro grappoli di sinistra corrispondano quattro delfini sulla destra e ai tre grappoli sulla destra corrispondano i tre delfini sulla sinistra. Un’attenzione alla simmetria è riscontrabile anche nella disposizione dei guerrieri dipinti sull’esterno della coppa.

La kylix mostra un sapiente uso degli spazi e grande cura dei particolari.

Dioniso presenta sul capo una corona di edera e nella destra un corno potorio, altri suoi attributi iconografici. Il dio è raffigurato nella sua dimensione beata, metafora della vita felice che solo gli dei possono condurre. A ben guardare, infatti, egli naviga come nell’oblio della beatitudine: i remi sono legati  insieme su un lato dell’imbarcazione, fermi.

Il Sig. Flavio si sofferma particolarmente sul rapporto rosso corallo-mare-vino e sul significato della rappresentazione :

è  un rosso arancio, caldo e profondo… come il mare, e rosso intenso e profondo come… il vino che riempiva la coppa. Come se Exekias con questo rosso intenso avesse voluto dare l’effetto del vino che riempie la coppa perennemente, anche quando è vuota. Ma ciò che è rappresentato è il mare, con la nave di Dioniso e il ricordo dell’avventura con i predoni come veniva cantata da un inno omerico a Dioniso. Questo rosso quindi è anche il mare, la rappresentazione del vino tramite questo colore intenso e il simbolo del mare. E ancora una volta Omero parla del mare come οινοπα ποντον, il mare colore del vino appunto.

E ancora:

l’immagine di Dioniso sulla nave è obliqua rispetto all’asse delle anse. Chi beveva da questa coppa tenendola con l’asse delle anse orizzontale, come dovrebbe essere giudicando anche dalla disposizione degli occhioni sui lati esterni paralleli alle anse, si trovava l’immagine dipinta da Exekias in posizione obliqua davanti agli occhi. Come se la funzione principale di questo Dioniso non fosse di mostrarsi principalmente a chi beveva da essa. (…) Questo rosso di Exekias, che è il rosso del vino che riempie la coppa e il simbolo del mare,  riempie tutto il suo interno e ci può dare la sensazione soprattutto nel momento in cui beviamo di essere immersi nel mare: non siamo sulla sua superficie ma ci addentriamo nella sua profondità. Ed è qui, nella sua profondità, che incontriamo Dioniso, (…) non ci troviamo sulla superficie del mare, ma immersi e fluttuanti nel suo profondo.  È questo il senso di questa immagine in questa posizione?

Orientamento dell’imbarcazione quando si beve dalla coppa e le anse sono sull’asse orizzontale. Foto fornita dal Sig. Flavio.
L’interpretazione del Sig.Flavio è affascinante, quanto possibile. Fermo restando che la tecnica dell’aggiunta del colore rosso corallo non è presente solo in Exekias, di certo qui potrebbe assumere questo  particolare significato.

Ancor più interessante trovo, invece, il particolare della posizione che l’imbarcazione assume: concordo con l’affermare che l’azione di colui il quale beveva da questa coppa non fosse solo bere vino, ma addentrarsi nella profondità divina. Azzardo anche un’altra considerazione: bere vino, l’imbarcazione di Dioniso che sembra scivolare nella gola del bevitore… io ci vedo anche il nutrirsi vero e proprio dell’essenza e del corpo di Dioniso: d’altronde il cibarsi simbolicamente del divino,  tramite il sangue e le carni crude degli animali sacrificati (omofagia), è tipica del mondo antico.

Mito rappresentato

Ultimo aspetto da approfondire è il mito rappresentato nel tondo interno di questa coppa di Exekias.

Dioniso su una barca e con dei delfini… L’immagine si ricollega all’episodio mitico descritto nell’Inno Omerico 7 dedicato a Dioniso (Trad. it. G. Zanetto 1996, pp. 182-185):

 

Spero con tutto il cuore di aver soddisfatto la richiesta del Sig. Flavio e di aver coinvolto anche voi nella scoperta di Exekias, uno dei pittori più affascinanti della produzione ceramica attica!

A.R.

 

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2 Commenti

  1. Interessante questa coppa Exekias risale ( solo 10/15 anni di differenza) allo stesso periodo della coppa di Arkesilas (565-560 a.C.) un Kylix scoperto a Vulci ma esposta in una Biblioteca Nazionale a Parigi. Raffigura il Re di Cirene ( colonia greca in Africa) mentre che controlla la pesatura di sette uomini che stanno stivando, dentro una imbarcazione greca dell’epoca, sacchi di silfio, una pianta medicinale preziosa. Interessante è la fattura e la grandezza della bilancia raffigurata nella pesatura dei sacchi di silfio. La fattura della bilancia è tipicamente di un artigianato egizio dell’epoca e la grandezza del braccio della bilancia, visto il contesto di pesatura dei sacchi, doveva raggiungere i 4 cubiti reali ( circa 210cm ) ed era una bilancia di bordo della nave ( non portuale) perché è issata al pennone . Una bilancia mobile (richiusa occupava lo spazio di un remo) che serviva nelle operazioni di carico/scarico durante i vari approdi portuali prima di raggiungere la madre patria Grecia. Una coppa Stupenda. Direi una foto istantanea e realistica delle attività portuali dell’epoca.

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