Atlante, inganni e mal di schiena

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Atlante farnese (II sec.). Palazzo Strozzi. Foto da accarino.altervista.org
Sei triste, sconsolato e solo? Ti senti sulle spalle un peso enorme? Consolati, c’è chi quel peso lo sostiene davvero!

Ebbene sì, oggi parliamo di Atlante, un affascinante quanto poco conosciuto personaggio mitico…

Non mi direte che ho esagerato nel titolo? Suvvia, chi di voi non ha pensato al mal di schiena? Povero Atlante… e invece no, perché la sua fu una punizione divina del tutto lecita!

Atlante (“Ατλας, Atlas), letteralmente “l’infaticabile”, è identificato dalla tradizione letteraria come figlio di Giapeto e Climene (o di Asia) o come figlio di Urano.

Seguendo la prima ipotesi, egli era fratello dei cosiddetti «uomini violenti»: Menezio, Prometeo ed Epimeteo.

Forte e sapiente, conosceva tutte le profondità marine.

La sua figura è presente nei seguenti miti:

  • La lotta tra i Giganti e gli dei, a seguito della quale, una volta sconfitto, fu costretto da Zeus a reggere sulla spalle la volta del cielo.
  • L’incontro con Perseo, il quale lo tramutò in roccia mostrandogli la testa recisa di Medusa (che aveva il potere di tramutare gli uomini in pietra se essi incrociavano il suo sguardo). La fonte di questo episodio mitico è Erodoto (4, 184), che spiega così la presenza di questa montagna nell’Africa nord-ovest.
  • L’incontro con Herakles

La dimora di Atlante è situata nell’estremo Occidente, nel paese dell’Esperidi, le Ninfe della Sera. Esse avevano il compito di proteggere, insieme ad un drago immortale dalle cento teste, il giardino della dea Era famoso per i meli che producevano frutti d’oro. Una delle fatiche di Herakles fu quella di rubare questi frutti per volere del re Euristeo, fratellastro dell’eroe e re di Tirinto (per approfondire la sua storia leggi il mio articolo Errare humanun est? Ate e il mito dell’errore).

Durante il viaggio Herakles salvò lo sventurato Prometeo, colpevole di aver donato agli uomini il fuoco e costretto da Zeus a soffrire una pena terribile: avrebbe passato il resto della sua esistenza (essendo immortale la punizione non avrebbe mai avuto fine) legato ad una roccia mentre  un’aquila gli divorava il fegato. Riconoscente svelò al suo salvatore che non avrebbe dovuto raccogliere lui i pomi, ma farli raccogliere ad Atlante.

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Prometeo e Atlante. Coppa laconica (550 a.C.). Foto da flickr.com.
Giunto dal gigante, Herakles lo trovò che sosteneva la volta del cielo sulle spalle.

L’eroe, quindi, propose un patto: in cambio di un po’ di riposo da quel terribile peso, Atlante avrebbe raccolto per lui tre pomi d’oro.  Quando Atlante ritornò, si rifiutò di riprendere il suo posto, ma stupidamente si fidò di Herakles che acconsentì a tale rifiuto a patto che il gigante prendesse il peso il tempo necessario affinché l’eroe si fosse messo un cuscino sulle spalle. Una volta libero, Herakles fuggì con le mele.

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Ercole sostiene una trabeazione con luna e stelle, Atlante porta delle mele. Athena Painter, lekythos ABV 522 (500-475 a.C.). Foto da Archivio Beazley.

 

Col diffondersi dell’interpretazione evemeristica, secondo la quale gli dei non son altro che umani divinizzati,  Atlante fu considerato un matematico, inventore della sfera, o un astronomo che insegnò agli uomini le leggi dell’astronomia e per questo fu divinizzato.

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