L’ostracismo e i cocci della democrazia

Il sistema democratico ateniese, i cui cardini erano la isegoria (ἰσηγορία) e l’isonomia (ἰσονομία), rispettivamente «pari diritto di parola» e «uguaglianza di fronte alla legge», si basava su complessi meccanismi e procedure: l’ostracismo era una di esse.

Il termine ὀστρακισμός deriva da ὄστρακον (ostrakon), letteralmente “coccio di terracotta”.

Ma su cosa si basava questa pratica?

Secondo Aristotele (La Costituzione degli Ateniesi 22, 3 ss.), fu introdotto da Clistene nel 508/507 a.C., anche se alcuni studiosi ipotizzano una datazione più bassa, e fu «fatto per diffidenza contro i potenti, dato che Pisistrato era divenuto tiranno pur essendo democratico e stratego» (Trad. it. di G. Lozza). Era, quindi, un’istituzione giuridica volta ad allontanare colui che «aveva il potere per abbattere la democrazie» (Diododro Siculo, Bibliotheca 11, 55, 2) e «Gli Ateniesi, come sembra, promulgarono questa legge non per punire l’inettitudine, ma per abbattere, mediante l’esilio, la presunzione di chi era riuscito ad acquistare eccessivo potere» Diodoro Siculo, Bibliotheca 11, 55, 3. Trad. it. di C. Miccichè).

 

L’ostracismo consisteva nell’incidere, da parte dei membri costituenti l’assemblea popolare, il nome del cittadino ritenuto politicamente pericoloso su un coccio di terracotta al fine di allontanarlo dal territorio di Atene per un periodo di dieci anni, in seguito per cinque secondo la testimonianza di Filocoro (FGrHist 328 F 30).

 

Ostraka col nome di «Temistocle, figlio di Neocle». Foto da fickr.com

 

I cocci (ostraka) erano poi inseriti in un’apposita urna e si procedeva, infine, allo spoglio dei voti e all’esilio coatto del più votato entro dieci giorno dal voto. L’ostracizzato, tuttavia, non  perdeva i diritti di proprietà sui propri averi e possedimenti né era costretto a pagare somme pecuniarie. La procedura, inoltre, era nominale e quindi la famiglia non era costretta a seguire il parente esiliato.

La votazione era valida se si raggiungeva un quorum di 6000 ateniesi e avveniva durante l’ottava pritania, qualora il caso nella sesta pritania si fosse deliberato di procedere con la votazione.

Spesso, tuttavia, era usato in maniera pretestuosa per allontanare i propri avversari politici.

 

Ostrakon col nome di «Cimone, figlio di Milziade». Foto da commons.wikimedia.org

 

Il primo ostracizzato fu Ipparco di Carmo nel 488/487 a.C., forse un nipote di Pisistrato e arconte nel 496/495 a.C. e per il quale Clistene aveva istituito la pratica. L’ultimo esiliato fu Iperbolo, nel 417/416 a.C.

Ostraka col nome di «Pericle, figlio di Santippo»,  «Cimone, figlio di Milziade» e «Aristide, figlio di Lisimaco». Foto da commons.wikimedia.org

 

Ostrakon col nome di «Iperbolo, figlio di Megacle». Foto da commons.wikimedia.org

 

Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio la lettura dello studio di Gianluca Cuniberti, Durata e quaorum dell’ostracismo ateniese, pubblicato su POLIS 1, 2003, pp. 117-124.

 

A. R.

 

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