Pigmalione, I Was Made For Lovin’ You!

Come ormai saprete, spesso fonte di ispirazione per i miei articoli è la musica che ascolto.

Ricordo, ad esempio, Sex&Drugs&Rock&Roll di Ian Durin, che ha ispirato l’omonimo post relativo all’iconografia delle scene di sesso sulla ceramica attica (qui!),  Eye in the Sky dei The Alan Parsons Project, dalla quale ho tratto spunto per il mitico tradimento di Afrodite con Marte ai danni di Efesto (qui!), o ancora i Carmina Burana di Carl Orff, per l’articolo sulla fortuna “che cresce e decresce come la Luna” (qui!), e Psyco Killer dei Talking Heads, per ricordare Aiace e la sua dignità eroica, uno dei miei articoli preferiti (qui!).

Oggi ho scelto una bomba del 1979 che di certo tutti conoscerete: I Was Made For Lovin’ You (ascoltala qui!) del gruppo musicale Kiss.

La canzone mi ha subito suggerito una delle storie più controverse e paradossalmente romantiche del mito, quella di Pigmalione.

Pigmalione, re di Cipro, era follemente innamorato di una statua di avorio con le sembianze di una splendida donna che egli stesso aveva scolpito.

Louis-Michel van Loo. Pigmalione a lavoro (1730-1750). Foto da commons.wikimedia.org

 

Impossibilitato a consumare il suo amore, pregò Afrodite affinché gli concedesse una donna fisicamente simile alla statua. Tornato a casa, alla fine delle feste dedicate alla dea, scoprì che la sua opera aveva preso vita!

La dea gli concesse di vivere a pieno la sua passione non con un’altra donna simile, ma col suo amore vero…

Il re sposò la donna e i due ebbero una figlia, Pafo.

Per quanto riguarda il nome della donna, infine, le fu assegnato dalle fonti tarde quello di Galatea.

 

La traduzione del titolo della canzone è “Sono stato fatto per amarti”, per poi continuare con “tu sei stata fatta per amare me”. Calza a pennello con il mito di Pigmalione, non trovi?

Torniamo “scientifici”…

Le fonti che ricordano la storia sono Ovidio, Clemente Alessandrino e  Arnobio.

il racconto di Ovidio

« Pigmalione vedeva quelle donne condurre una vita colpevole

e, disgustato dai vizi che la natura

diede in così gran numero all’indole femminile,

visse a lungo celibe senza moglie, senza compagna di letto.

Nel frattempo scolpì con arte mirabile

il candido avorio, e gli diede una forma con cui non può nascere

nessuna donna, e s’innamorò della sua opera:

l’aspetto è quello di una ragazza vera, e crederesti

che sia viva e voglia muoversi, salvo il pudore;

a tal punto l’arte nasconde l’arte.

                                                                                         [La guarda

e si consuma d’amore per il corpo finto.

Spesso avvicina le mani per tastare se sia carne o avorio, e neanche allora si persuade che è avorio.

La bacia e crede di essere a sua volta baciato;

le pala, la tocca e crede che le sue dita ,

s’imprimano sulle membra, teme che restino lividi.

Ora usa blandizie, ora i regali che piacciono

alle ragazze, conchiglie e pietruzze lisce,

uccellini e fiori di mille colori,

gigli, palline colorate e le lacrime

delle Eliadi cadute dall’albero; veste la statua,

le mette anelli alle dita, lunghi monili al collo,

per le leggere alle orecchie e pendenti sul petto:

tutto le sta bene, ma nuda non è meno bella.

La mette in un letto coperto di porpora,

la chiama sua compagna, le adagia il capo

sulle morbide piume, come potesse sentirle.

Era venuto il giorno della feste di Venere,

celebrata in tutta Cipro, e le giovenche delle ampie corna dorate

erano cadute, colpito nel candido collo;

fumavano gli incensi e Pigmalione, compiute

le offerte, rimase in piedi davanti all’altare e disse con voce esitante:

“Se voi potete tutto, fate che sia mia moglie”, e non osò dire

“la ragazza d’avorio”, ma disse “qualcuna che le somigli”.

Ma l’aurea Venre, che era presente alla sua festa,

capì il vero senso della preghiera, ed in segno

del suo favore la fiamma si accese tre volte, e guizzò la punta nell’aria.

Tornato a casa, andò dalla statua della sua ragazza,

si gettò sul letto a baciarla,  e gli parve che si riscaldasse.

Di nuovo la bacia, le tocca il petto,

e l’avorio toccato s’ammorbidisce dalla sua durezza

e cede alle dita come la cera d’Imetto

s’ammorbidisce al sole e, trattata dal pollice,

assume moltissime forme e con l’uso diventa usabile.

Mentre stupisce e gode, ma la sua gioia è dubbiosa,

temendo l’inganno, l’innamorato tocca e ritocca l’oggetto del suo desiderio.

Era davvero un corpo: le vene toccate pulsavano.

Allora l’eroe di Pafo pensò le parole più piene

per rendere grazie alla de, e intanto con le sue labbra

preme quelle altre labbra finalmente vere, e la ragazza

sentì i baci e arrossì e, sollevando la luce

gli occhi timidi, vide insieme il cielo e l’amante.

La dea fu presente alle nozze che aveva volute,

 e quando la luna fu piena per la nona volta,

partorì Pafo, da cui l’isola ebbe il suo nome.»

[Ov. met. 10, 243-297. Trad. it. G. Paduano, Milano 2007, pp. 443-445]

Kouklia (Cipro), Tempio di Afrodite. Foto da ciprusisland.net.
la tesi di Clemente Alessandrino

Nel suo Protettico, afferma, invece, che la statua era un’opera che raffigurava Afrodite e punta il dito contro il potere ingannatore dell’arte:

«Fu così che quel famoso Pigmalione di Cipro si innamorò di una statua di avorio; si trattava di una statua di Afrodite, ed era nuda; quell’uomo di Cipro fu vinto da quella figura e si unì con la statua; ciò è quanto ci racconta Filostefano nella sua Storia di Cipro*.

[…]

ecco quale grande potere di ingannare ha avuto l’arte, la quale è stata in grado di trascinare nel baratro quegli uomini dissoluti.»

[Clem Al. Protr. 4, 57, 3-4. Trad. it. Franco Migliore, Roam 2004, pp. 128-129]

*Philosteph. Hist., FHG 3 31 F 13

Louis Jean François Lagrenée. Pigmalione e Galatea (1781). Foto da commons.wikimedia.org
Arnobio e la sua polemica 

Egli si concentra sulla follia lussuriosa per la statua divina e, quindi, l’esempio di Pigmalione rientra perfettamente nel quadro della sua polemica contro gli idoli e i culti pagani.

«Filostefano racconta nella sua Storia di Cipro che Pigmalione, re di Cipro, amava come una donna un’immagine di Venere, che era ritenuta dagli abitanti di Cipro sacra e venerabile da tempi remoti. La sua mente, spirito, lume della ragione e giudizio erano offuscati; era solito, nella sua pazzia, trattarla come una moglie, sollevandola sul letto e godendo di abbracci, sguardi e altre cose vane, inebriato da una sconvolgente immaginazione lussuriosa.»

[Arnob. nat. 6, 22]

 

INTERPRETAZIONE DEL MITO

Con Clemente Alessandrino e Arnobio si perde ogni forma di romanticismo, ma a pensar bene l’ossessione che Pigmalione dimostra per la statua ha un nome preciso: agalmatofilia, l’ossessione sessuale e morbosa per le statue.

***

OK, OK… torniamo a sorridere ripensando solo alle parole di Ovidio: finalmente una storia d’amore del mito che finisce veramente bene!

 

Morale della favola: se hai già trovato la tua metà Amorosa, non fartela scappare e se invece non ce l’hai, non disperare… fai una bella linguaccia al destino, come “suggerisce” sempre Gene Simmons, bassista dei kiss, e costruiscitela!
cERTO, CIò IMPLIChEREBBE UNA BUONA DOSE DI BLASFEMIA E FOLLIA, MA CHE VUOI CHE SIA…

 

Gene Simmons
Gene Simmons e la sua famosa lingua… Foto da pinterest.com.

Suvvia, come si fa a non postare questa foto! 😉

A. R.

 

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