Etna. Ninfa, madre e paradiso in terra

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Veduta del monte Etna prima dell’eruzione del 1669. Incisione all’acquaforte, 1829. Foto da maremagnum.com

Qui ci sono allori, snelli

cipressi, edera oscura, c’è la vite

dolce frutto, fresca acqua che il boscoso

Etna per me fa scorrere da neve

bianca, bevanda degna degli eterni.

Chi mai preferirebbe il mare e le onde?

[Theoc. 11, 51-56. Trad. it. Federico Cinti]

Con queste splendide parole, Teocrito, nel suo Idillio 11 dedicato al Ciclope, descrive il vulcano Etna. Un luogo quasi incantato, dove mito, natura, religione e antropologia si fondono come non mai. È, quindi, un vulcano dai molteplici volti tutti da analizzare:

  • divino –  ninfa, figlia di Urano e di Gea e madre degli dei Palici
  • umano – amante e madre
  • naturalistico – vulcano descritto come un paradiso naturale.

Iniziamo la sua scoperta…

LA NINFA ETNA

Etna era una splendida ninfa siciliana, figlia di Urano e di Gea. Il padre era il dio Cielo e la madre la dea Terra: non stupisce, infatti, questa discendenza, in quanto il vulcano sarebbe il frutto divino della fusione tra cielo e terra.

Sembra, inoltre, che fu un’amante del dio Efesto e che da questa unione furono generati gli dei Palici.

I MITI

Gli episodi mitici in cui essa risulta protagonista sono:

COME NINFA

– la disputa della Sicila tra Efesto e Demetra

La Sicilia fu oggetto di contesa tra Efesto, dio del fuoco, e Demetra, dea delle messi. Il mito narra che fu solo grazie a Etna che si giunse ad un accordo.

– gli dei Palici 

I Palici sono una coppia di dei gemelli, venerati dai Siculi, popolazione stanziata nella Sicilia orientale. Le fonti letterarie non concordano sull’identità degli dei che li hanno generati. Le varianti li indicano come figli di:

  • Zeus e di Taleia, a sua volta figlia di Efesto, e quindi nipoti di quest’ultimo.
  • Efesto e di Etna.
  • Etna e della divinità sicula Adranos, poi identificato con Efesto.

Tutte le varianti del mito hanno in comune una discendenza divina legata agli elementi fuoco e terra. Sono quindi divinità ctonie, motivo per cui successivamente i Greci li assimilarono ai Cabiri di Samotracia, anch’essi generati da Efesto, o ai Dioscuri, figli gemelli di Zeus e protettori della navigazione. Per associazione, i Palici divennero da personificazione delle sorgenti solforosi-termali a protettori della navigazione.

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Gli dei Palici. Foto da societastudimenenini
La versione più famosa del mito narra che Taleia, incinta e spaventata dall’ira di Era, moglie di Zeus, si nascose sottoterra.

Al momento del parto, essi vennero alla luce due volte: la prima dal ventre materno e la seconda dal ventre della terra quando uscirono in superficie. Questa doppia nascita è sottolineata anche dall’etimologia del nome (πάλιν ἱκέσϑαι, palin ikesthai, “giunti di nuovo”, cioè “nati due volte”). Tale racconto, a mio parere, sarebbe plausibile anche nel caso in cui la madre fosse stata la ninfa-vulcano Etna: nati dal ventre del monte e poi risaliti in superficie.

Il loro culto sembra fosse situato presso il lago di Naftia, vicino Palagonia, paese della Piana di Catania.

Qui vi erano dei laghetti, crateri dai quali sgorgavano acque sulfuree, sempre in ebollizione, e dove fu eretto un santuario, luogo per i solenni giuramenti. Gli autori antichi ne descrivono dettagliatamente il rito: colui il quale si accingeva a prestare giuramento doveva scriverlo su una tavoletta e metterla nel lago. Se essa avesse galleggiato, il giuramento sarebbe stato veritiero, in caso contrario lo sventurato sarebbe stato tacciato di spergiuro e condannato a morte o alla cecità. Il santuario aveva anche carattere d’oracolo e di asilo per gli schiavi siculi maltrattati dagli invasori greci.

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I laghetti dei Palici. Foto da regione.sicilia.it

Sul sito del santuario Ducezio fondò la città sicula di Palikè (453 a.C.), i cui resti sono visibili nell’area archeologica di Rocchiccella del comune di Mineo.

 

COME VULCANO
 – sede dell’officina di Efesto

Efesto era il dio del fuoco, dei metalli e della metallurgia, figlio di Zeus ed Era e marito di Afrodite, che lei tradì ripetutamente. Regnava sui vulcani, sedi delle sue officine, tra cui spiccava l’Etna, e dove forgiava i fulmini divini di Zeus.

I suoi attributi sono tenaglie, martello, pylos (un tipo di copricapo usato dagli artigiani), alcuni pezzi di metallo infiammato, i cosiddetti μύδροι. Indossa spesso l’exomìs (un chitone allacciato solo sulla spalla destra, tipico degli schiavi e degli artigiani).

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Duit Painter, neck-amphora ARV² 306.2 (500-450 a.C.). Efesto a lavoro.

 

– il ratto di Persefone

Il mito narra che Ade, invaghito della nipote Persefone, figlia di Demetra, rapì la giovane dea e la portò con sé negli Inferi (per approfondire il mito ti consiglio la lettura del post La stagione dell’amore). Alla notizia del rapimento della figlia, Demetra, non sapendo l’identità del rapitore, iniziò una disperata ricerca per nove giorni e nove notti, durante le quali si aiutò con una fiaccola accesa sul monte Etna.

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Gemma in granato di 300 carati, inv. 1839-796. Cerere (nome romano di Demetra) accende la fiaccola sul monte Etna.
–  la sconfitta di Tifone ad opera di Zeus

Tifone era un mostro, figlio di Gea e del Tartaro, mezzo uomo e mezzo belva, più alto di tutte le montagne, tanto che con la testa urtava le stelle, con lunghissime braccia che stese toccavano sia l’Oriente che l’Occidente, aveva cento draghi al posto delle dita delle mani, dalla vita in giù era circondato di vipere, aveva le ali e i suoi occhi lanciavano fiamme.

Tanta fu la paura provata nel momento in cui il mostro attacco il Cielo che gli stessi dei  si rifugiarono  in Egitto e si nascosero nel deserto dove assunsero forme animalesche. Soltanto Atena e Zeus resistettero e lo attaccarono: dapprima il mostro ebbe la meglio su Zeus e riuscì persino a strappargli i tendini delle braccia e delle gambe, poi recuperati da Eros e Pan  (o Cadmo). Recuperate le forze, Zeus lo inseguì dapprima sul monte Nisa, poi in Tracia e infine in Sicilia.  Qui il mostro fu definitivamente sconfitto a colpi di fulmine e schiacciato sotto il monte Etna.

Secondo il mito, infatti, le fiamme che il vulcano erutta sono o quelle che vomitò Tifone al momento della sconfitta o il resto dei fulmini con cui Zeus lo abbatté.

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Hydria, Monaco – Staatliche Antikensammlungen (550 a.C.). Lotta tra Zeus e Tifone.Foto da ilcrepuscolo.org

 

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Gemma in corniola, T20. Lotta tra Zeus e Tifone.
– la sconfitta di Encelado ad opera di Atena

Encelado era un gigante, nato dalla fecondazione di Gea col sangue di Urano una volta evirato dal figlio Crono, uomo fino alla vita e con code di serpenti al posto degli arti inferiori (caratteristica non presente in tutte le fonti letterarie e iconografiche).

Egli partecipò alla guerra tra i Giganti e gli dei (Gigantomachia) e fu sconfitto da Atena, che lo sotterrò sotto la Sicilia.

Secondo il mito, infatti, l’attività vulcanica del monte e i terremoti sono frutto della sua presenza al di sotto di esso.

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Sundry Early RF PS, ARV² 12.11 (550-500 a.C.). Duello tra Atena e Encelado.

 

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Gemma in corniola, T138. La sconfitta di Encelado

 

Nell’introduzione ho scritto che l’Etna è “un luogo quasi incantato, dove mito, natura, religione e antropologia si fondono come non mai”. Come hai potuto vedere, non ho esagerato!

Con questo approfondimento spero di aver contribuito non solo alla conoscenza di questo monte, ma di averti mostrato come un luogo possa essere simbolo della grandezza delle civiltà che ci hanno preceduto e, ancora oggi,  fonte di ispirazione per poeti, scrittori, artisti o semplici appassionati di ceramica e mitologia come noi!

Che ne pensi di queste opere? ti è piaciuto questo articolo? vuoi condividere con me e gli altri utenti un tuo pensiero o un approfondimento? hai qualche curiosità in particolare?

Non aspettare: commenta questo post!

N.B. Tutte le immagini dei vasi e delle gemme di questo articolo sono tratte dal Beazley Archive

Ti sei perso qualche articolo? Nessun problema, vai sulla pagina Schema articoli del blog e cerca il mito o l’approfondimento che più ti interessa tra quelli già pubblicati… buona lettura!

 

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