Tante maschere, pochi volti

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Terrecotte teatrali. Foto da regione.sicilia.it/beniculturali/museolipari.
«Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.» (Luigi Pirandello –  Uno, nessuno e centomila)

Mai parole furono più vere, soprattutto in questa fase della mia vita.

Esorcizziamo questo brutto periodo con un argomento che spero ti piacerà… oggi parleremo delle maschere del Museo Archeologico di Lipari!

Ho visitato il  Museo Archeologico Eoliano L. Bernabò Brea di Lipari circa quindici anni fa. Frequentavo già l’università e, di fronte alle vetrine con queste splendide terrecotte teatrali, ho capito ancor di più che la scelta di un corso di laurea in Archeologia era stata la scelta giusta per me.

Quando ricevo batoste e profonde delusioni nel mio ambito e per il mio futuro, come in questi giorni, ripenso a quella visita e mi faccio forza. D’altronde non avrei fondato questo blog… AAA cercasi un’opportunità di vita, fatevi avanti!

Bando alle ciance tristi e sconsolate, concentriamoci sull’argomento di oggi…

Inizio col suggerirvi lo splendido testo di Luigi Bernabò Brea Maschere e personaggi del teatro greco nelle terrecotte liparesi  (qui un’anteprima su GoogleBook), fondamentale e insostituibile.

Le terrecotte teatrali del museo sono datate dal IV  alla seconda metà del III sec. a.C. e provengono da contesti funerari, da fosse votive o da discariche nell’area della necropoli.

Ciò ne rivela la connessione col culto dei defunti e con quello di Dioniso:

«Esse si ricollegano con un particolare aspetto che il culto di Dioniso assume a Lipari. Dioniso infatti è il dio del vino, dell’ebrezza, dell’estasi che dà la gioia ai banchetti e alle riunioni conviviali, ed è il dio del teatro, che in Grecia è sorto e si è sviluppato nelle feste in suo onore. Ma è anche il dio che promette a coloro che erano iniziati ai suoi misteri, le eterne beatitudini nell’al di là, una prefigurazione , questa, del paradiso cristiano. La stretta connessione del dionisismo funerario si osserva in questa età in tutta la Magna Grecia e in Sicilia, ma assume a Lipari, un aspetto particolarissimo. Infatti in assenza di una dottrina rigidamente formulata e di un’autorità religiosa centrale che ne imponesse l’osservanza, le singole comunità dionisiache locali potevano presentare tra loro differenze notevoli, nei riti, nelle liturgie ed anche nello stesso credo.» (L. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, pp. 103-104).

Ma cosa sono? 

Nel teatro greco gli attori erano soliti indossare maschere che identificavano il personaggio interpretato, esprimendo anche i sentimenti e gli stati d’animo. Ricordo, inoltre, che le donne non erano ammesse e quindi le parti femminili erano interpretate sempre da uomini.

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Filottete (inizi IV sec.). La maschera rappresenta bene le sofferenze dell’eroe. Foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 33, fig. 5 a-b.

Si tratta quasi sempre di opere teatrali che avevano avuto grande successo e che continuavano ad essere rappresentate nei teatri di tutto il mondo greco attraverso il IV e III sec. a.C., ben oltre la morte degli autori.

Probabilmente molte di esse producono prototipi ateniesi e sono quindi ispirate alle maschere originali che i tragediografi avevano creato per la presentazione delle loro opere ad Atene.

Entriamo nel vivo della collezione.
Le maschere si suddividono in:
1. MASCHERE DELLA TRAGEDIA

La tragedia (τραγῳδία) è un genere teatrale di argomento mitologico. Ogni tragediografo ne presentava tre al concorso che si svolgeva ad Atene ed esse potevano essere collegate dallo stesso impianto tematico (trilogia) o indipendenti l’una dall’altra.

Le maschere della tragedia conservate al museo sono 33, ma di cinque di esse esistono più esemplari, quindi in tutto sono 25 tipi. Le altre rappresentano personaggi diversi, ma qualche volta questi sono ottenuti modificando più o meno fortemente una stessa matrice, soprattutto per quanto riguarda gli attributi che caratterizzano il personaggio (leontea, berretto frigio, corona ecc.). (Cfr. Bernabò Brea, op. cit., p. 33).

  • riferibili a tragedie di Sofocle
    • Filottete (vedi foto precedente) e Paride – Filottete a Troia
    • Edipo e Giocasta – Edipo re
    • Acheloos e Deianira – Trachinie
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Maschera di Sofocle (inizi III sec. a.C.). Foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 33, fig. C.
  • riferibili a tragedie di Euripide
    • Priamo, Paride, Deifobo e Cassandra – Aléxandros, opera perduta
    • Polydoros e Polymestor – Hekàbe
    • Herakles ed Admetos – Le Troiane
    • maschere dalla tragedia Chrysippos, opera perduta
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Maschera di Euripide (prima metà III sec. a.C.). Foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 40, fig. D.
  • riferibili forse ad una tragedia di Astidamante il giovane
    • Ettore e d Ecuba – Héktor (?)
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Ettore dalla tragedia Héktor (?). Foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 49, fig. 31.
  • maschere isolate e frammenti
2.MASCHERE DEL DRAMMA SATIRESCO

Il dramma satiresco, il cui nome deriva dal fatto che il coro era formato da satiri (σάτυροι, creature semiferine legate alla sfera dionisiaca), è la parte conclusiva di una tetralogia, formata da questo e dalle tre tragedie precedentemente definite. Con esso si metteva in scena storie mitiche in trattazione burlesca e serviva a rasserenare gli animi degli spettatori.

Le maschere del dramma satiresco presenti nel museo sono 5. I tipi presenti nel museo sono gli stessi elencati nel catalogo di Polluce: il satiro canuto, il satiro con la barba, il satiro senza barba e il papposileno (satiro anziano e con un aspetto più ferino degli altri). Vi sono, quindi, 4 tipi.(Cfr. Bernabò Brea, op. cit., p. 55).

N.B. Ma chi era Giulio Polluce? Egli è autore di epoca imperiale di un catalogo descrittivo, l’Onomastikon, nel quale identifica 44 maschere divise in quattro categorie: vecchi, giovani, schiavi, donne vecchie, donne giovani. L’opera è fondamentale per individuare i tipi rappresentati nelle terrecotte teatrali di Lipari, soprattuto per quelle della commedia (vedi più giù!).

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Tipi maschere del dramma satiresco: 1. satiro canuto e con barba (foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 40, fig. 38); 2. satiro senza barba (foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 54, fig. 40); papposileno (foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 40, fig. 37.).
3.MASCHERE DELLA COMMEDIA

La commedia era un genere teatrale di argomento comico, in cui sempre presente l’elemento derisorio, la licenziosità  e l’attacco personale. Forte è la componente realistica e riferimenti all’attualità. La storia della commedia nell’antica Grecia si divide in tre periodi: “commedia antica”, fino al V sec. a.C., “commedia di mezzo”, fino al 330 a.C. e “commedia nuova”, fino al 260 a.C.

Le maschere comiche conservate al museo sono 22 e corrispondono a 14 tipi diversi, essendo alcuni rappresentati da più esemplari (cfr. Bernabò Brea, op. cit., p. 33).

  • sei maschere delle Ecclesiazuse di Aristofane
  • esemplari di maschere comiche di opere non identificate
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Vecchia dall’Ecclesiazuse di Aristofane. Foto da Bernabò Brea, op. cit., p. 57, fig. 46.

Come ho precedentemente scritto, le maschere sono caratterizzanti per ciascun personaggio, ma ne esistono anche di tipi generici.

Nel caso di quelle della commedia, sulla base del catalogo di Giulio Polluce, sono stati identificati i seguenti tipi:

MASCHERE DEI VECCHI
  • Il primo nonno (páppos prótos)
  • Il secondo nonno (páppos éteros)
  • L’anziano principale (hegemón presbytes)
  • Il padrone di una casa del piacere (pornoboskós)
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Il padrone del bordello. Foto da L. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, p. 112, fig. 82.

 

MASCHERE DEI GIOVANI (neanískos)
  • Il giovane eroe (párochros)
  • Il giovane perfetto (pánchrestos)
  • Il giovane bruno o lo studioso (melas)
  • Il giovane dai capelli ondulati  o giovane sfrontato (oúlos)
  • Il giovane delicato (apalós)
  • Il rustico (ágroikos)
  • Il soldataccio vanaglorioso (epíseistos)
  • Il secondo vanaglorioso (epíseistos)
  • L’adulatore (kólax)
  • Il parassita (parásitos)
  • Il Siciliano
  • Il forestiero presuntuoso (eikonikós o eupáryphos)

 

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Il giovane perfetto. Foto daL. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, p. 113, fig. 84.

 

MASCHERE DEGLI SCHIAVI (therápontes)
  • Il vecchio (páppos)
  • Il principale (hegemón)
  • Il basso capelluto (káto trichías)
  • Il ricciuto, lo schiavo indisciplinato (oúlos)
  • Il Máison, uno dei cuochi
  • L’hegemón epíseistos, il più giovane degli schiavi
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Lo schiavo principale. Foto daL. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, p. 115, fig. 87.
MASCHERE DI DONNE
  • La giovane donna (mesókouros ochrà)
  • La vecchietta magra o la lupetta
  • La vecchia domestica
  • La ricciuta (oúle)
  • La ragazza (kore)
  • La falsa vergine (pseudokóre)
  • La chiaccherona dai capelli grigi (spartopólion lektiké), vecchia etera
  • La concubina (pallaké), forestiera che in quanto tale non poteva essere sposata da un cittadino ateniese e ne rimaneva l’amante
  • L’etera raffinata (téleion etairikón)
  • La diámitros etairikón, etera che fascia le chiome in un fazzoletto
  • La piccola lampada (lampádion), etera sofisticata che porta i capelli che formano una fiamma
  • La ábra períkouros, schiavetta favorita.

 

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La falsa vergine. Foto daL. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, p. 115, fig. 88.
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L’etera perfetta. Foto da L. Bernabò Brea – M. Cavalier – U. Spigo, Museo Eoliano, Novecento, Palermo 1994, p.114, fig. 86.

Spero col tutto il cuore di averti conquistato con questo approfondimento tanto quanto questa collezione ha da sempre affascinato me!

Nella speranza che la mia sorte migliori al più presto e che un giorno anche tu possa vedere di persona questi reperti e apprezzare dal vivo quanto descritto, ti do appuntamento al prossimo post… non mancare!

A. R.

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