La vecchiaia nel mito e nella iconografia greca

La vecchiaia, tema complesso e affascinante. Protagonista indiretta di molti miti, risulta essere, a seconda dei casi,  simbolo di saggezza, memoria o negatività. Approfondiamo insieme ogni aspetto legato al mito e all’iconografia…

 

La vecchiaia nel mito 

Nei racconti della mitologia la vecchiaia si presenta sotto molti aspetti diversi: può essere una personificazione sinistra e inquietante, oppure incarnarsi in personaggi che appaiono di volta in volta simboli di saggezza, depositari della memoria degli antichi, portatori di consigli preziosi, o viceversa creature ripugnanti e sgradevoli.

Ai vecchi della mitologia è di solito affidato il compito di farsi portatori di una riflessione spesso malinconica sul destino umano, sul tempo che passa, sulla morte; e quando qualche racconto del mito sembra adombrare la possibilità per l’uomo di vincere la vecchiaia, debellare la morte e arrestare l’azione del tempo, gli esiti sono sempre deludenti se non rovinosi.

Solo per gli dei, che pure conoscono l’infanzia e la maturità, non esiste solitamente la vecchiaia, perché ad essi manca, della vecchiaia umana, l’elemento qualificante, la possibilità di provare la percezione della fine imminente.

[A. Ferrari]

La studiosa Anna Ferrari, quindi, individua quattro casi in cui gli anziani…
  1. rappresentano simboli di saggezza (per esempio Nestore, il Consiglio degli Anziani nell’Iliade e gli indovini come Tiresia)
  2. dispensano consigli e sono depositari della memoria (come Priamo durante la guerra di Troia)
  3. sono simbolo di fedeltà (ad esempio Eumeo, Euriclea, Laerte e Argo che aspettano il ritorno di Odisseo a Itaca)
  4. sono terribili figure che suscitano paura e sgomento (come le Graie, nate anziane alla nascita e che avevano un solo occhio e un unico dente in comune, e Caronte, il traghettatore delle anime dei defunti).

Ma spingiamoci oltre!

Nel mito, a mio parere, esistono i seguenti casi in cui mortali ebbero a che fare con la vecchiaia:
  1. La sconfiggono e ricevono l’immortalità
  2. La sconfiggono ma senza divenire immortali
  3. Ricevono l’immortalità ma non l’eterna giovinezza
  4. Subiscono una metamorfosi
  5. Falliscono nel tentativo di ringiovanire
Vediamo casi esemplificativi relativi ai diversi punti e cerchiamo di capire il concetto che sta alla base
  1. L’immortalità di Arianna. Il mito narra che la giovane, famosa per aver aiutato Teseo a sconfiggere il Minotauro e per essere stata abbandonata con l’inganno dall’eroe su uno scoglio con finte promesse d’amore, ascese al cielo sul carro di Dioniso e ottenne l’immortalità per amore del dio.
  2. Il ringiovanimento di Faone. Il mito narra che l’anziano uomo traghettò la dea, pur non sapendo la sua vera natura divina, senza chiedere alcun compenso. Afrodite, quindi, lo ringraziò donandogli un unguento che gli restituì la giovinezza ormai perduta.
  3. L’eterna vecchiaia di Titono. Il mito narra che fu amato da Eos, l’Aurora. La dea ottenne così dagli dei l’immortalità per l’amato scordandosi, tuttavia, di chiedere anche la giovinezza eterna e quindi Titone fu condannato a invecchiare senza fine. Ridotto allo stremo e accudito da Eos dentro una cesta di vimini, fu trasformato in cicala per volere divino.
  4. La metamorfosi di Leuce. Il mito ricorda la passione smodata di Ade per la giovane ninfa, figlia di Oceano e Teti. Il dio la rapì e la condusse negli Inferi. La ninfa, tuttavia, era una mortale: compiuti i suoi giorni, Ade, per il dolore e la volontà rimanerle sempre accanto, le donò l’immortalità trasformandola in un pioppo bianco e la collocò nei Campi Elisi.
  5. La morte di Pelia. Giunta alla corte di Iolco allo scopo di vendicare l’uccisione della famiglia di Giasone voluta dal re Pelia, Medea convinse le figlie di quest’ultimo di essere in grado di ringiovanire il padre. Per dimostrare la sue arti, smembrò un vecchio ariete e lo bollì in un calderone con erbe magiche fin quando non uscì un agnellino. Convinte, fecero a pezzi il padre e lo bollirono, ma il rito non si compì.
Come si evince dagli esempi riportati, la vecchiaia può essere davvero sconfitta solo se si ricorre all’intervento divino, senza scorciatoie magiche e con una componente fondamentale: i sentimenti positivi, come l’amore la gentilezza.

Sì, lo so, sono un’eterna romantica… ma se ci pensiamo bene non è poi così male come morale! 😉

 

La vecchiaia nell’iconografia vascolare greca

Essa era rappresentata come un vecchio, il mitico Geras, figlio della Notte insieme a Nemesi (“Collera divina”), Inganno, Tenerezza ed Eris (“Discordia”):

Generò anche Nemesi, sciagura per i mortali,

la Notte funesta; e dopo questa Inganno e Tenerezza

e Vecchiezza rovinosa ed Eris dall’animo violento.

[Esiodo, Theogonia, 223-225. Trad. it. C. Cassanmagnago]

Ma come era rappresentato Geras ? In genere è associato alla figura di Herakles (purtroppo non abbiamo notizie in merito a questo mito) e ha un aspetto curvo e malsano. Vediamo qualche esempio:

Classe di Atene 581 (500-475 a.C.). Herakles e Geras. Adolphseck, Schloss Fasanerie, inv. 12. Foto da Archivio Beazley.

 

Matsch Painter (500-475 a.C.). Herakles e Geras. Mus. Naz. Etrusco di Villa Giulia, inv. 48238. Foto da firenze1903.it.
Charmides Painter (475-450 a.C.). Herakles e Geras. Londra, British Museum, inv. E290. Foto da Archivio Beazley.

A.R.

***

 

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