O Fortuna, velut luna…

O Fortuna, velut luna…

corno_copertina

 

O Fortuna
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis…

[Carmina Burana – ascoltali qui!]

La fortuna va e viene, cresce e decresce come la luna… mai parole furono più azzeccate in questa ultima mia settimana… mi ci vorrebbe proprio un bel cornetto rosso… Idea! Quasi quasi ci faccio un post sperando mi porti bene!

Oggi, quindi, vediamo alcuni esempi di corni nell’antichità… 

Il tema della sfortuna e dei “rimedi ceramici” escogitati nell’antica Grecia sono stati già trattati nell’articolo Occhio, malocchio & co., oggi però mi concentrerò esclusivamente su alcuni reperti che presentano corni apotropaici, cioè che favoriscono la buona sorte.

Uno dei reperti più interessanti che ho studiato durante la mia carriera universitaria è una scodella della facies di Castelluccio (Bronzo Antico, 2200-1450 a.C.) e conservata al Museo Archeologico di Gela. Proviene dall’Acropoli di Molino a Vento (Mazzarino) e indubbiamente ha una funzione cultuale piuttosto che funzionale, infatti l’intera vasca presenta sette corni fittili apotropaici.

scodella gela.JPG
Scodella con corni apotropaici (facies di Castelluccio, 2200-1450 a.C.). Foto da R. Panvini, Gela. Il Museo Archeologico, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta 1997, p. 14.
Non può non aver funzionato!

Reperti interessanti sono anche le teste fittili di Acheloo ( ̕Αχελῷος).

Egli era un dio fluviale dell’Etolia. Sulla sua nascita le fonti non son concordi, alle volte è indicato come figlio figlio di Oceano e Teti, altre come figlio di Helios e della Terra, altre ancora di Poseidone.

Il mito narra che in origine il nome era Forbante, ma un giorno un uomo di nome Acheloo fu ferito a morte da una freccia e cadde nelle sue acque e da allora il fiume ne prese il nome.

Aveva il dono della metamorfosi e nella lotta contro Herakles per la mano di Deianira, figlia di Eneo, re di Calidone in Etolia, il dio assunse le sembianze di un toro. Herakles riuscì a strappare una delle sue corna ed Acheloo si arrese all’eroe.

acheloo .jpg
Lotta tra Herakles e Acheloo. Leagros Group, anfora a collo distinto ABV 370.122 (525-500 a.C.). Foto da Archivio Beazley.

Il dio volle comunque indietro il suo corno e in cambio ne donò all’eroe uno della capra Amaltea, la nutrice di Zeus, che donava fiori e frutti (cornu copia, corno dell’abbondanza). Secondo altre fonti questo corno sarebbe quello dello stesso Acheloo.

Ercole cornucopia
Herakles con cornucopia. Erbach Painter, cratere a campana ARV² 1419.10 (400-300 a.C.). Foto da Archivio Beazley.

 

L’effigie barbata di Acheloo con corna taurine assunse, quindi, valore apotropaico in tutta la Grecia.

testa fittile acheloo
Vaso figurato di Acheloo con corna. Rodi, Museo Archeologico inv. 6510. Foto da Archivio Beazley.

 

A proposito della cornucopia, come ho già approfondito nei mie precedenti articoli Tutta questione di attributi… e La stagione dell’amore, essa era anche uno degli attributi del dio degli Inferi Ade.
ade cornucopia
Ade e Persefone. Orestes Painter, pelike ARV² 1113.11 (475-425 a.C.). Foto da Archivio Beazley.

 

Essa è raffigurata anche in ben 138 gemme dell’Archivio Beazley. Gli schemi iconografici seguiti sono essenzialmente due: un personaggio, divino o umano, con una cornucopia piena di frutti, oppure il semplice corno augurale.

In occasione di questo articolo, ho scelto una gemma in cui compare la Fortuna in persona… doppia buona sorte quindi! Questa volta sicuramente mi porterà bene, non trovi?!?

cornucopia gemma.jpg
Fortuna con cornucopia. Gemma, unpublished Tassie: TRAY 10.2. Foto da Archivio Beazley.
Concludo con un reperto famosissimo da Pompei. È un tintinnabulum, cioè un oggetto con sonagli che era posizionato sull’uscio di casa per allontanare con il suono dei campanelli la sfortuna e le influenza negative. In questo caso è polifallico, infatti presenta ben cinque enormi falli, simbolo apotropaico e di opulenza, di cui quattro posizionati come se fossero delle corna. Più buona fortuna di così…
tintinabulum-polifallico-pompei.jpg
Tintinnabulum polifallico. Pompei. Foto da stilearte.it

 

***

Charlie Chaplin diceva che chi non ride mai non è una persona seria… spero con questo articolo di averti strappato un sorriso, senza mai dimenticare gli “alti scopi culturali” di questo blog!

Followers, mentre aspettate il mio prossimo articolo… incrociate le dita per me!

Che ne pensi di queste opere? ti è piaciuto questo articolo? vuoi condividere con me e gli altri utenti un tuo pensiero o un approfondimento? hai qualche curiosità in particolare?

Non aspettare: commenta questo post!

 

Tutti i diritti riservati. È assolutamente vietata qualsiasi forma di riproduzione parziale o totale del testo e delle immagini di questo sito.

 

 

6 commenti

  1. Interessante. Forse è anche legato al culto del toro, animale adorato da tante culture nel Mediterraneo. Ho scritto un articolo che tocca questo argomento, qualche mese fa.
    Comunque vorrei fare la seguente domanda: da dove viene la superstizione del corno rosso che non deve mai essere comprato per se stessi ma deve essere ricevuto in dono? Grazie per questi begli articoli e buona giornata!

    1. Ciao e grazie per aver commentato…è sempre un piacere leggerti!
      Il primo vero corno apotropaico per i Greci fu quella della capra Amaltea, nutrice di Zeus.
      Il toro è invece simbolo di forza incontrastata, di vittoria, di grandezza. La furia animale che si abbatte sulle avversità, ma che incute anche timore… il Minotauro docet!
      La superstizione del corno rosso? A dir la verità essa non fa per me, ma durante la stesura del mio articolo mi è capitato di leggere sul web qualcosa sull’argomento. Ovviamente le notizie in rete non sono sempre attendibili (tranne questo mio blog, giuro!), ma ho trovato interessante questo link http://www.passioneepallone.it/curiosita-partenopee/205-il-corniciello-fortunato.html, breve ma esaustivo a mio parere.
      Per il fatto che deve essere regalato, invece, ho letto altrove che tutto si basa sul fatto che la vera protezione va donata, mai pretesa o comprata.
      Boh… ammetto che non essendo il mio campo pecco di impreparazione!
      Per favore condividi qui il link del tuo post relativo all’argomento, lo leggerei volentieri e sarebbe un ottimo approfondimento anche per gli altri lettori!
      Grazie…

  2. Pingback: Il divino silenzio – La ceramica antica

  3. Bianca

    Volevo fare un osservazione approposito della scodella Facies di Castelluccio:
    da dove viene l’interpretazione che si tratti di ” corni fittili apotropaici ” ?
    Sono attaccati alla scodella o semplicemente appoggiati ?
    Perchè a me sembrano piuttosto 7 semplici manici rotti posizionati in verticale.

    1. Buongiorno, la foto è tratta R. Panvini, “Gela. Il Museo Archeologico”, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta 1997, p. 14. I corni sono definiti apotropaici sia nella didascalia della foto sia a p. 13. La studiosa ha riportato la tesi anche in altre pubblicazioni, come il catalogo del museo. A mio avviso non possono essere anse rotte perché sia la punta che la base sono integri e la scodella non ha subito alterazioni ai fini espositivi. Grazie per aver commentato e aver contribuito a un approfondimento! A.R.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Contenuto soggetto a copyright