L’asfodelo, il sacro fiore degli Inferi

L’asfodelo, da sempre uno dei miei fiori preferiti… romanticismo nell’aria? E insomma insomma… vediamo il perché!

Tra i vari articoli trovati sul web, mi ha colpito quello di atuttogreen.it, Asfodelo: significato e altre cose da sapere su questa pianta sacra agli antichi Greci. Un invito a nozze per me! Come potevo non approfondire i temi trattati? 

 

L’asfodelo in fiore. Foto da lemiepiante.it

 

Iniziamo…

 

cos’è l’asfodelo?

L’asfodelo presenta dei fiori bianchi a grappolo e foglie lunghe e lineari, fa parte della famiglia delle Liliacee ed è conosciuto anche come Scettro di re (hastula regia, cfr. Plinio, Historia Naturalis 21, 109).

Il termine asfodelo deriva dal greco asphòdelos e significherebbe

A= alfa privativo;  SPODOS= “cenere”;  ELOS= “bassopiano umido ed erboso”

Il significato sarebbe, quindi, “luogo in basso senza cenere”: l’asfodelo, infatti, sopravvive al fuoco in quanto il tubero della pianta si trova sottoterra. Rappresenta ciò che è destinato a non morire (no, non in senso romantico!) ed è associato al mondo degli Inferi.

 

Asfodelo. Foto da picryl.com.
 
l’asfodelo nell’antica grecia

Emilio Chiovenda afferma

Il pallido colore dei suoi fiori associò l’asfodelo, nella fantasia dei Greci, col regno dei morti: se ne offrivano corone a Persefone e ad altre divinità ctonie, e secondo Omero le ombre dei trapassati si aggirano nell’Ade su prati di asfodelo (Od., XI, 539, 573). L’asfodelo era coltivato sulle tombe forse anche per la credenza che i morti se ne cibassero: infatti le radici erano considerate dai Greci come un cibo non pregiato ma nutriente (cfr. Esiodo, Op., v. 41, che lo ricorda insieme con la malva); gli si attribuivano altresì poteri antivenefici.

 

Cerchiamo di capire insieme le parole dello studioso!

 

1. L’asfodelo fa parte della flora caratteristica degli Inferi

Le fonti letterarie più importanti sono le Argonautiche Orfiche (vv. 915 ss.), uno dei fiori del giardino sotterraneo di Ecate e dal quale anche Circe raccoglie le sue erbe, e l’Odissea:

e presto furono nel prato asfodelo,

dove abitan l’ombre, parvenze dei morti

          [Hom. Od. 24, 13-14]

I prati di asfodelo rappresentavano, per la precisione, la zona degli Inferi destinata a coloro i quali non erano stati né buoni né cattivi.

 

2. Corone intrecciate di questo fiore erano offerte, infatti, alle divinità ctonie, cioè legate alle profondità della terra

Per via dell’associazione con il regno dei morti, l’asfodelo divenne sacro a esse, in particolare a Ecate, come abbiamo visto nelle Argonautiche Orfiche, Persefone, Ade, Dioniso ctonio e Semele. 

 

Pinax proveniente da Locri, V sec. a.C. Ade, con asfodelo nella sinistra, e Persefone. Reggio Calabria, Museo Nazionale della Magna Grecia. Foto da theoi.com.

 

Per il legame con Dioniso ctonio e Semele, interessanti sono i versi iniziali dell’Idillio 26 di Teocrito, Le Lene o le Baccanti:

Ino, Autonoe e Agave dalle candide gote

condussero tre tiasi sul monte, ed erano tre esse stesse.

Colte le foglie selvatiche di una folta quercia,

e l’edera viva, e l’asfodelo che cresce sulla terra,

in un intatto prato eressero dodici altari,

tre a Semele, a Dioniso nove.

          [Teocr. 26, 1-6]

 

Vi è, tuttavia, un ulteriore riferimento del legame tra asfodelo e culto in Grecia. Plutarco ricorda, infatti, che il fiore era, insieme alla malva, uno dei doni offerti sull’altare di Apollo come ricordo del primo nutrimento degli uomini:

Mi meraviglio che il tuo ospite, Solone, quando recentemente fece la grande purificazione per i Delii, non abbia registrato che presso di loro venivano portati al tempio, come ricordi e esempi delle prime forme di nutrimento, insieme ad altri cibi modesti e spontanei, la malva e l’asfodelo, di cui è naturale che anche Esiodo raccomandi a noi la genuinità e la semplicità

         [Plu. Moralia 158A]

 

3. Era coltivato sulle tombe dei defunti

Per il legame col mondo ultraterreno e, come vedremo a breve, per il suo essere alimento nutriente, l’asfodelo era piantato in prossimità delle sepolture.

 

4. Le sue radici erano alimento ricco di nutrienti, seppur considerato cibo vile

 

Asfodelo. Foto da istockphoto.com.

 

Come afferma Esiodo ne Le Opere e i Giorni, infatti, l’asfodelo e la malva hanno il potere di rendere immuni dalla fame e dalla sete, ottimi rimedi quindi durante una carestia:

Schiocchi, chè non sanno quanto la metà valga più dell’intero 

né quanto grande conforto si trovi nella malva e nell’asfodelo

          [Hes. Op. 40-41]

 

Il bulbo dell’asfodelo, infatti, è ricco di amido, ha un gusto dolce (Plu. Moralia 157F) e sfiziose sono le ricette tramandate dalle fonti e le curiosità… un esempio? Secondo Plutarco, Pitagora ne andava matto!

Teofrasto ricorda che la radice poteva essere servita con i fichi (Thphr. HP 7, 12-13) e Plinio afferma che il bulbo veniva cotto nella cenere con l’aggiunta di sale e olio (Plin. HN 21, 108).

 
5. Aveva poteri antivenefici, era usato come rimedio contro i sortilegi e in medicina

Plinio (Plin. NH 22, 67) ricorda che questa pianta era coltivata davanti alle porte delle case e cita il bulbo dell’asfodelo come ricostituente, se servito sotto forma di tisana, e come cura per le giunture e i nervi, se pestato e deglutito. Afferma, infine, che i semi messi nel vino sono un utile rimedio contro i morsi e le punture di scorpioni e serpenti.

 

Ok, ok, morti, Inferi, “cose strane”… ma dite la verità, anche a voi è venuta voglia di assaggiare il bulbo dell’asfodelo o almeno di contemplarne la bellezza durante una passeggiata?  Bene… e mentre vado a spolverare pentole e scarpe da trekking, vi do appuntamento al prossimo post… non mancate!

A.R.

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