L’alabastron, una goccia per unguenti e profumi

Uno dei progetti più amati da chi segue questo sito web è quello relativo allo studio delle forme vascolari. Ad oggi abbiamo analizzato le seguenti forme (clicca su ciascuna per leggere il link):  anfora; lekythos; nestoris; guttus; pyxis; chous; oinochoeplemochoe; pithos. Oggi scopriamo insieme l’alabastron, un unguentario a forma di goccia dall’origine orientale e usato anche in Grecia e nell’antica Roma.

Alabastron (510-500 a.C.). Foto da metmuseum.org.
FORMA, TIPI E USI

L’alabastron (ἀλάβαστρον) è un contenitore per unguenti, olio e profumi.

La descrizione presente sull’Archivio Beazley è la seguente:

L’alabastron (pl. alabastra) è un recipiente a corpo lungo, con un disco piatto come imboccatura e con fondo arrotondato. È senza manici per la presa, anche se alcuni esempi hanno occhielli o anse con cui è possibile attaccare il filo. La forma ha una lunga storia a Corinto, ma è conservata solo nella ceramica ateniese della metà del VI secolo. Esempi della forma sono stati trovati in una vasta gamma di materiali, incluso l’alabastro. Il termine greco per questa pietra – alabastron (probabilmente di origine egiziana) – rivela probabilmente l’ispirazione per la forma, infatti diversi esemplari presentano il fondo bianco, quasi a imitare la pietra. Sembra che fosse principalmente un recipiente per l’olio profumato, come indicato dalle scene sui vasi che lo raffigurano in uso, ad esempio, dalle donne dopo il bagno.

Per riassumere e completare:

possiamo affermare che questo vaso rientra nelle forma piccole e chiuse, è piccolo, a mo’ di goccia, per favorire la presa e l’utilizzo, privo di anse, con collo stretto per non far fuoriuscire il liquido all’interno in maniera copiosa, labbro piatto, anche per permettere di spalmare quanto versato, e quasi sempre senza il piede, infatti veniva appeso (tramite una cordicella passata nei due forellini presenti poco sotto il labbro) o poggiato su un supporto.

Esistono due forme:

1.PRODUZIONE CORINZIA: cronologicamente presente dalla metà del VII sec. a quella del VI sec. a.C., presenta un corpo più ovoidale e non supera i 10 cm.

Alabastron corinzio (620-590 a.C..). Foto da metmuseum.org.

2.PRODUZIONE ATTICA: cronologicamente presente dalla metà del VI sec. a.C., presenta un corpo più allungato (fino a 20 cm), con profilo a collo distinto e base arrotondata.

Alabastron attico (440-430 a.C.). Foto da metmuseum.org.

Era usato sia dalle donne che dagli uomini (atleti, guerrieri, ecc.) per la detersione del corpo, come testimoniano le numerosissime scene dove questo vaso è rappresentato.

Scena domestica, donna con specchio e alabastron durante la toletta. Kylix attica a figure rosse, ARV² 432.60. Douris (500-460 a.C.). Parigi, Musée du Louvre, inv. S1350. Foto da Archivio Beazley.
Decorazione

Gli alabastra presentano una decorazione varia e che ben si presta alla forma del recipiente: scene di toeletta, scena di detersione di atleti, scene di palestra, scene domestiche, scene di caccia, scene di lotta, motivi vegetali, motivi geometrici.

Group of the Paidikos Alabastra. Due arcieri con cane cacciano un felino. Alabastron (510-500 a.C.). Foto da metmuseum.org.

 

Pittore di New York. Amazzone con arco e giovane con bastone (probabilmente un guerriero spogliato dall’armatura, come dimostra l’elmo greco poggiato sullo sgabello di fronte). Alabastron (510-500 a.C.). Foto da metmuseum.org.

 

Pittore di Beldam. Alabastron (470 a.C. ca.). Foto da metmuseum.org.

Spesso anche la porzione inferiore non visibile era decorata, suggerendo che questi oggetti venivano appesi o maneggiati liberamente e non erano semplicemente posizionati su un supporto fisso. Ne sono esempi l’elegante alabastron a figure nere e sfondo bianco del Metropolitan Museum di New York (inv. 06.1021.92), attribuito al Group of the Paidikos Alabastra e che presenta una decorazione con palmette, e l’esemplare con un gorgoneion conservato nel medesimo museo (inv. 41.162.97):

Alabastron (510-500 a.C.). Foto da metmuseum.org.

 

Alabastron (520 a.C. ca.). Foto da metmuseum.org.

 

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